Cronaca Italia

Padova. Aborto illegale per la figlia di un chirurgo: indagato il ginecologo responsabile

ospedaleLa legge 194 sugli aborti stabilisce dei limiti precisi: l’interruzione volontaria della gravidanza è prevista entro i primi 90 giorni di gestazione o per “accertati processi patologici che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”. Non è questo il caso che scuote l’Azienda Ospedaliera di Padova dove nella Divisione di Ginecologia il dottor G. S. ha praticato un aborto su un feto sano alla 26esima settimana di gestazione.

La Procura ha aperto un fascicolo di indagine sulla vicenda dopo la segnalazione a Daria Minucci, direttrice della Divisione di ginecologia, da parte del dottor Roberto Salmaso, anatomo-patologo della struttura ospedaliera, che procedendo in un ispezione sul cadavere ha constatato che le dimensioni del feto non erano compatibili con le 22 settimane dichiarate sulla cartella clinica,  e l’assenza di una documentazione che provasse il pericolo di vita per la donna o una patologia (o malformazione) del nascituro.

Il sostituto procuratore Orietta Canova ha così disposto il sequestro della cartella clinica, sebbene il nulla osta alla sepoltura del feto sia già stato dato, ed ora il medico rischia l’accusa di “interruzione volontaria della gravidanza senza il rispetto delle norme di legge”, accusa che prevede da uno a tre anni di reclusione, oltre ad un possibile procedimento disciplinare interno da parte dell’ospedale.

Non risulta ancora indagata la partoriente, figlia di un medico-chirurgo del padovano, che si rivolse al ginecologo dopo che un’ecografia fatta all’ospedale di Bologna aveva suggerito che il nascituro potesse avere delle malformazioni. Sebbene le possibili malformazioni del feto fossero state smentite dal dottor Erich Cosmi da un’analisi morfologica eseguita nella Clinica ginecologica di Padova, non sono chiare le motivazioni per cui la donna si sia rivolta al dottor G. S. procedendo comunque con l’interruzione di gravidanza, e di come il ginecologo non abbia realizzato che il feto avesse 26 setitmane, diversamente da quanto segnato sulla cartella clinia.

Il dubbio è che il ginecologo abbia assecondato la donna, di cui conosceva il padre, sebbene fosse consapevole di trasgredire la legge vigente, a davanti ai pm dovrà rispondere anche del fatto che nella sala operatoria non erano presenti nè il neonatologo, nè l’anestesista, figura mediche previste dalle linee guide della rianimazione neonatale per aborti successivi alle 22 settimane di gravidanza.

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