Padova, via armi a mariti e compagni violenti: la decisione della questura

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 marzo 2018 19:12 | Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2018 19:12
Via le armi ai mariti e compagni violenti: la decisione della questura di Padova

(Foto d’archivio)

PADOVA – Via fucili e pistole a mariti e compagni violenti: è l’iniziativa presa dalla questura di Padova per cercare di arginare le violenze domestiche.

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Il questore ha deciso il sequestro di tutte le armi e del porto d’arma per chi viene coinvolto in episodi di stalking, litigi familiari o di vicinato se reiterati o particolarmente violenti, anche se rappresentanti delle forze dell’ordine, informa il Gazzettino.

Negli ultimi mesi la questura ha proceduto al sequestro cautelativo di armi in nove casi, di cui quattro resi necessari per motivi conflittuali.

Dall’inizio del 2018 ad oggi sono state uccise 25 donne (il 38% del totale delle 66 vittime) e, di queste, dieci (ossia il 40% di tutte le vittime di sesso femminile in questi primi due mesi e mezzo dell’anno) rientrano nell’ambito del femminicidio. Sono i dati aggiornati ad oggi del Servizio centrale anticrimine della polizia, che analizza e monitora costantemente lo sviluppo del fenomeno.

In 9 dei dieci casi considerati come femminicidio, il presunto autore era una persona legata alla vittima da un rapporto di convivenza o ex convivenza, mentre in 4 casi su 10 l’autore o si è suicidato o ha tentato il suicidio. Solo in un caso il presunto responsabile è invece un soggetto che aspirava ad una relazione ma era stato rifiutato dalla vittima (ed è il caso di Jessica Faoro).

Il numero degli omicidi di donne, spiegano gli esperti della polizia, è più alto di quello dei femminicidi perché in questa categoria rientrano solo le uccisioni di donne avvenute in ambito familiare affettivo proprio in ragione del genere, come atto criminale estremo di supremazia/possesso dell’uomo sulla donna.

Sono dunque esclusi, ad esempio, sia i casi in cui il marito uccide la moglie malata terminale per porre fine alla sua sofferenza sia quelli del figlio che uccide la madre per motivi puramente economici. Nel caso in cui, invece, un uomo uccide la moglie e i figli perché non accetta la separazione – come avvenuto a Cisterna di Latina – l’omicidio della moglie viene considerato femminicidio ma non quello delle bambine. E questo perché, sottolineano ancora gli esperti, se nel femminicidio rientrano le sole vittime di sesso femminile, sarebbe impossibile conteggiare i casi in cui i figli sono maschi e sarebbe discriminatorio considerare come tale solo l’omicidio della bambina e non di suo fratello.

Nel 2017 i femminicidi sono stati 140 pari al 36,7% del totale degli omicidi censiti in Italia. Lo fa sapere, in una nota, l’Eures Ricerche Economiche e Sociali, spiegando di aver aggiornato il numero dei femminicidi vista “la recrudescenza del fenomeno negli ultimi giorni”. Tra i 140 casi, 108 pari al 77,1% sono stati commessi in famiglia e “73 per mano di un marito/partner o di un ex marito/ex partner”.