Padova, commercianti “traditi” da Checco Zalone: “Nel film il negozio non c’è”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Novembre 2013 12:57 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2013 12:57
Checco Zalone

Checco Zalone

PADOVA – Avevano accettato di cedere per un giorno il loro negozio di animali al set del film di Checco Zalone. Con la promessa che sarebbe stato in qualche modo sponsorizzato, magari nei titoli di coda. E invece niente, nel film “Sole a catinelle“, uscito lo scorso fine settimana nelle sale, niente rende riconoscibile il negozio “Isola dei Tesori”. I proprietari protestano, come si legge sul Mattino di Padova:

Dopo le proteste dei condomini di via Boscardin, che durante le riprese avevano accettato a malincuore l’occupazione del loro cortile, ora sale anche la protesta di chi ha concesso i propri locali alla produzione di «Sole a catinelle» per girare alcune scene. «I miei genitori sono andati a vedere il film e sono tornati delusi – ha raccontato Stefano Segantin, direttore vendite del negozio di animali ‘Isola dei Tesori’ – Abbiamo concesso i nostri locali per un giorno intero, o quasi, con la promessa che in qualche modo nel film il nostro negozio sarebbe stato riconoscibile. Invece nel film non c’è quasi traccia di noi e del nostro marchio».

Questa estate gli emissari della Taodue, casa produttrice del film di Zalone, si sono presentati nel negozio della Stanga chiedendo di girare alcune scene all’interno del negozio. Niente soldi in cambio, ma solo promozione (il nome del locale nei titoli di coda, almeno). Nero su bianco però finisce solo un contratto di liberatoria e d’assicurazione in caso fosse successo qualcosa all’interno del negozio durante le riprese, e il pagamento per le commesse del negozio che avrebbero fatto da comparsa e aiutato lo staff a trasportare gli animali in un appartamento. Una stretta di mano sancisce l’accordo sulla promozione del negozio: così però non è.

I titolari dell’ «Isola dei tesori» notano che durante la scena girata nel negozio (la scena riprende Zalone che acquista un cane per suo figlio) niente rende riconoscibile la loro attività e per questo si sono sentiti traditi.

«Avremmo fatto meglio a tenere aperto il negozio e rifiutare l’offerta – ha chiuso Segantin – ne avrebbe guadagnato il fatturato. Invece abbiamo perso una giornata di lavoro, con entusiasmo perché ci piaceva l’idea, per poi capire che eravamo stati presi in giro».