Palagonia, figlia Rosita Solano: “Colpa anche dello Stato”

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 Agosto 2015 12:40 | Ultimo aggiornamento: 31 Agosto 2015 12:40
Palagonia, figlia Rosita Solano: "Colpa anche dello Stato"

Palagonia, figlia Rosita Solano: “Colpa anche dello Stato” (Foto Ansa)

CATANIA – “E’ anche colpa dello Stato” se Vincenzo Solano e sua moglie Mercedes Ibanez sono morti. A parlare è una delle figlie dei due coniugi uccisi nella loro villetta a Palagonia, in provincia di Catania. Lui sgozzato, lei lanciata dal balcone. “Non dovevano morire così, ammazzati – singhiozza Rosita Solano – Per che cosa? Per due cellulari, per una telecamera, per un computer?”. “E’ anche colpa dello Stato – ripete –  perché permette a questi migranti di venire qui da noi e di fargli fare quello che vogliono, anche rapinare e uccidere”.

La rabbia di Rosita Solano poi si rivolge direttamente al premier Matteo Renzi: “Venga qui, a spiegare e non a chiedere scusa o a giustificarsi perché i miei genitori ormai sono morti e il Governo deve dirci perché”. È arrabbiata e piange: “Il governo italiano, il popolo italiano è messo in balia di tutta questa gente perché non fanno altro che accogliere, accogliere ma non si accoglie per accogliere. Vengono qui a rubare, ad ammazzare. Il governo, i ministri chi lo sa, prendono soldi in cambio di questi umani e poi rimangono in Italia, a fare che cosa? Ad essere accolti nei centri di accoglienza dove sputano sul piatto che gli si viene dato? Vengono a maltrattare le persone che li ospitano? Vogliono questo, vogliono quello…”.

Mio padre non aveva niente, né cassaforte, né niente – ha aggiunto in preda allo sconforto – Ma anche se l’avesse avuta, se la portavano, li lasciavano legati, imbavagliati, ma vivi. E invece no: cosa avevano fatto questi poverini? Una vita di sacrifici per costruirsi una casa. Adesso che l’avevano finita se la potevano godere e invece no…”.

Proseguono intanto le indagini a ritmo serrato: del duplice omicidio è accusato un ivoriano di 18 anni, Mamadou Kamara, ospite dall’8 giugno scorso del Cara di Mineo. Il giovane è stato fermato domenica sera con indosso gli abiti della vittima: li aveva messi al posto dei suoi sporchi di sangue.