Palagonia, l’ivoriano incosciente: “Ora posso andar a casa?”

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 Settembre 2015 11:17 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2015 11:17
Palagonia, l'ivoriano incosciente: "Ora posso andare a casa?"

Mamadou Kamara (Foto Ansa)

CATANIA – “Ora posso andare a casa?”. Così Mamadou Kamara, l’ivoriano di 18 anni accusato di aver rapinato e brutalmente ucciso Vincenzo Solano e sua moglie Mercedes Ibanez nella loro villetta a Palagonia, in provincia di Catania, si sarebbe rivolto impassibile al poliziotto dopo 13 lunghissime ore di interrogatorio. Lo hanno fermato domenica mattina con un borsone contenente il pc portatile, i due cellulari, la videocamera, alcune macchine fotografiche e la catenina d’oro riconosciuti da una figlia delle vittime. Indossava i panni di Vincenzo Solano, presumibilmente messi al posto dei suoi, ritrovati sporchi di sangue. Ma lui ha continuato a negare l’evidenza: “Ve l’ho detto, non c’entro nulla, perché mi tenete qui? Tutta quella roba l’ho trovata in un cassonetto sul ciglio della strada, fuori Mineo, quando sono uscito alle 6 del mattino per rientrare quasi subito alle 6 e 20…”

Per gli inquirenti però Mamadou starebbe mentendo, con una calma e una tranquillità inquietanti: agli agenti di guardia del cancello, dove le entrate e le uscite vengono puntualmente segnate su un registro, risulta sì che sia rientrato alle 6.20 ma non sarebbe mai uscito. Potrebbe aver scavalcato il recinto, diverse ore prima per poi passare dalla sorveglianza al rientro. Nemmeno quando gli hanno mostrato le foto sul suo cellulare che lo ritraggono con indosso gli stessi indumenti che ora sono sporchi di sangue, si è scomposto.

Intanto la Procura di Caltagirone, guidata da Giuseppe Verzera, gli ha firmato la richiesta di convalida del fermo. Dai rilievi effettuati sulla scena del crimine si delinea intanto con maggiore chiarezza la dinamica del duplice delitto, anche se ulteriori particolari potranno emergere dalla doppia autopsia eseguita nell’obitorio dell’ospedale di Caltagirone. L’assassino, e suoi eventuali complici, sarebbero entrati da una porta secondaria, che era socchiusa. Poi l’irruzione nella villa: l’aggressione prima all’uomo, ferito mortalmente con un oggetto a punta alla testa e al collo, dove gli ha provocato una lacerazione con fuoriuscita violenta di sangue. La stessa aggressione alla moglie, che poi precipita dal balcone del primo piano, forse durante un tentativo di fuga o perché lanciata giù dall’assassino. Infine la fuga.

Ma prima l’ivoriano, secondo l’accusa, si sarebbe cambiato d’abito: ha i pantaloni sporchi di sangue e così ne indossa un paio della vittima, che poi la figlia riconoscerà in un confronto nella sede del commissariato della polizia di Stato di Caltagirone.

Mamadou è uno dei 1.143 migranti sbarcati a Catania l’8 giugno scorso, con la nave della marina militare britannica Bulwark. Gli extracomunitari erano stati salvati il giorno prima in otto distinti interventi al largo della Libia, sette dei quali compiuti dall’unità britannica e uno dalla nave della marina militare italiana Fasan. Con il maxisbarco arrivarono a Catania 979 uomini, 117 donne, otto delle quali incinte, e 47 minorenni.