Palermo: agenzia scommesse sequestrata, la mafia se la riprende in 7 mesi. Per 10mila euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Giugno 2020 10:49 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2020 11:02
Palermo, la storia dell'agenzia scommesse sequestrata alla mafia

Palermo, i rilievi video dell’inchiesta All In della Dda (Ansa)

ROMA – Un’agenzia scommesse che lo Stato ha sequestrato alla mafia – in via Franz Liszt a Palermo a luglio 2019 – dopo sette mesi era già tornata nella disponibilità dei clan. 

10mila euro per ricomprare l’agenzia sequestrata

Grazie all’acquisto da parte di un manager con un profilo di relazioni anche con soggetti mafiosi, tale da renderlo, dice Repubblica, tutt’altro che un “insospettabile”.

Secondo le stesse carte in mano all’amministratore giudiziario.

Un uomo, agli arresti da qualche giorno, è l’unico che si è presentato con l’offerta di acquisto.

Con 10mila euro se l’è accaparrata convincendo l’amministratore giudiziario.

Che per ora non spiega e non parla con i cronisti di Repubblica che hanno alzato il velo su questa brutta storia di immediato recupero dei beni sottratti alla mafia.

Al quotidiano non resta che formulare un lungo elenco di domande “a futura memoria”.

Perché sette mesi dopo il sequestro è stata ceduta un’importante agenzia di scommesse sequestrata alla mafia?

Non sapeva che l’uomo è citato nel sequestro d’urgenza disposto dalla procura di Palermo, che è il provvedimento con cui lei viene nominato amministratore giudiziario?

Non sapeva che l’uomo ha una condanna nel 2004 per esercizio abusivo di attività di gioco o scommesse?

Perché non è stato acquisito il parere della procura distrettuale antimafia prima della cessione dell’agenzia?

Sulla base di quali criteri è la cessione dell’agenzia per soli 10 mila euro?

L’inchiesta All In della Dda di Palermo

L’operazione “All In”, che ha portato all’arresto dell’uomo, è l’esito finale dell’inchiesta della Dda di Palermo sotto la guida del procuratore Francesco Lo Voi.

Inchiesta che ha svelato gli interessi dei clan nel settore dei giochi e delle scommesse sportive.

Insieme alle complicità di alcuni imprenditori che avrebbero riciclato il denaro sporco per conto dei boss.

La Dda ha messo sotto sequestro attività economiche e beni per oltre 40 milioni.

L’uomo aveva partecipato ai bandi pubblici, ottenendo le concessioni statali rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la raccolta di giochi e scommesse sportive.

A consentire l’espansione sul territorio della rete di agenzie scommesse e di corner gestiti dalle imprese vicine alla mafia sarebbero stati i clan di Porta Nuova e Pagliarelli.

Quest’ultimo, scrive l’Ansa, avrebbe garantito l’apertura di centri controllati da un mafioso.

Dietro l’operazione c’era anche la cosca di Porta Nuova.

Che reimpiegava i soldi degli investimenti nelle agenzie per mantenere gli affiliati mafiosi in carcere e per far avere un “vitalizio” ai familiari di un boss assassinato anni fa. (fonti la Repubblica, Ansa)