Palermo. Sparita una sim: era una prova dei contatti tra Stato e mafia

di Alessandro Avico
Pubblicato il 31 Luglio 2009 9:32 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2011 11:12

TO061204STO_0010La scomparsa di una carta sim, la scheda telefonica usata nei cellulari, è questo l’ultimo mistero siciliano. Nella scheda sparita nelle stanze della Corte di Appello di Palermo c’è il numero del cellulare di “Carlo”, l’agente segreto che ha trattato con Vito Ciancimino prima e dopo le stragi di mafia del 1992. Il suo nome è sconosciuto agli investigatori, la sola via per identificarlo era quella carta sim requisita nel giugno del 2006 a Massimo, il figlio di don Vito, al momento dell’arresto. C’è il verbale di sequestro di uno dei suoi telefonini, c’è anche il verbale di sequestro della scheda ma la carta non c’è più.

Dopo mesi di ricerche la sim non è stata consegnata ancora ai pubblici ministeri che indagano sul patto fra Stato e Mafia. Qualcuno l’ha sottratta o qualcun altro l’ha infilata in un posto sbagliato?

Quella scheda però serve perché “Carlo” è “l’uomo cerniera” di più alto livello fra Mafia e Stato prima e dopo le stragi di diciassette anni fa. È lui – lo racconta Massimo Ciancimino – che aveva materialmente in mano il famigerato “papello” alla vigilia del massacro di via D’Amelio mentre discuteva con suo padre sulle prossime mosse per far contento Totò Riina. Il figlio di don Vito non conosce l’identità di “Carlo” e quella scheda telefonica scomparsa era l’unica traccia per risalire all’oscuro 007.

La Procura continua le sue indagini sugli attentati a Falcone e Borsellino, ma senza quella scheda telefonica “Carlo” resterà nell’ombra, una sorta di ombra apparente però, perchè lui in tutti questi anni non è certo restato con le mani in mano e non ha mai voluto abbandonare i contatti con i Ciancimino. Soprattutto con Massimo. È stato lui a fargli avere le aragoste vive il giorno di Ferragosto del 2007, quando Massimo era agli arresti domiciliari. È stato lui a presentarsi come “un carabiniere” sotto la sua casa di Palermo qualche mese fa. È stato sempre lui il 10 luglio scorso, nel primo pomeriggio, a entrare segretamente nell’appartamento bolognese di Ciancimino jr per lasciare un messaggio: «Ma chi te lo fa fare? Perché ti sei messo in questa situazione? Non pensi alla tua famiglia?».