Pamela Mastropietro, due coltellate quando era ancora viva

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 febbraio 2018 12:05 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2018 12:05
Pamela Mastropietro, due coltellate quando era ancora viva: le motivazioni nell'ordinanza del gip

Pamela Mastropietro, due coltellate quando era ancora viva (foto Ansa)

MACERATA – Pamela Mastropietro ha ricevuto due coltellate quando era ancora viva. E’ uno dei passaggi della ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Macerata nei confronti di Lucky Desmond e Lucky Awelima, due dei nigeriani accusati per l’omicidio avvenuto lo scorso 30 gennaio. L’ordinanza è citata in un articolo del Corriere della Sera a firma di Rinaldo Frignani. La frase esatta, riportata dal Corriere, specifica che le ferite sono state “prodotte quando la giovane era ancora a cuore battente”.

Mentre a Roma sono stati eseguiti altri esami medico legali da periti di parte dei familiari per fugare ogni dubbio sulla morte di Pamela, Innocent Oseghale, 29 anni, dal carcere, continua a negare l’accusa di omicidio della 18enne romana fatta a pezzi e abbandonata in due trolley a Pollenza. “Non ho ucciso la ragazza”, ha ripetuto in carcere ad Ancona al suo nuovo legale, l’avv. Simone Matraxia di Ascoli Piceno. Il nigeriano, indagato insieme ad altri tre connazionali – i fermati Desmond Lucky, 22 anni, Lucky Awelima, 27 anni, e un quarto a piede libero – sostiene che la ragazza sarebbe andata in overdose di eroina nel suo appartamento di via Spalato a Macerata e che lui sarebbe fuggito.

Per gli inquirenti invece si è trattato di un “omicidio efferato”. E anche il gip Giovanni Maria Manzoni, nell’ordinanza con cui ha convalidato i fermi di Lucky e Awelima, ha preso atto delle risultanze preliminari dell’esame medico legale che dà conto di ferite (alla testa e al fegato) inferte quando il corpo era “vitale”. Ferite non mortali, insiste però il difensore di Desmond Lucky, avv. Gianfranco Borgani, rilanciando l’ipotesi “molto credibile” del decesso per overdose da eroina. Di overdose si è parlato anche in uno scambio di telefonate in cui Oseghale avrebbe chiesto consiglio al quarto indagato perché la ragazza ospite a casa sua “stava male”.

Per saperne di più bisognerà attendere il deposito della perizia medico legale, così come elementi più precisi sull’eventuale ruolo svolto dagli indagati arriveranno dai responsi degli esami dei Ris dei carabinieri di Roma in arrivo nel giro di una settimana. Le tracce biologiche trovate sul corpo di Pamela potrebbero avvalorare la tesi di un’aggressione sessuale: la ragazza però aveva avuto un rapporto il giorno prima e solo la comparazione del dna potrà confermare l’ipotesi.

Il quadro degli elementi comunque si amplia. Il secondo trolley contenente il cadavere – il primo era della vittima – lo avrebbe portato Desmond, dei testimoni raccontano di averli visti insieme chiedere dell’acido in un negozio e poi acquistare candeggina. Che sarebbe poi servita a pulire il corpo e cancellare le tracce. Di Awelima il giudice ha considerato la presenza in via Spalato, confermata dall’aggancio della cella in zona per diverse ore quel giorno. Ma anche la presunta fuga in Lombardia: lui, muto davanti al gip, ha detto al difensore di essere andato dalla moglie, a Cremona, per trovare un posto dove vivere insieme.

Tramonta invece il ‘caso’ della compagna italiana di Oseghale, che ha nuovamente confermato le dichiarazioni rese in prima battuta ai carabinieri. Intanto il 18 febbraio Macerata scenderà in piazza, per una manifestazione promossa dal Comune e condivisa da tanti enti e sigle per dare conto di una città che “è libera. Non violenta, antirazzista e antifascista”, una settimana dopo il corteo della discordia.