Pamela Mastropietro, Desmond Lucky e Lucky Awelima restano in carcere: fermo convalidato

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 febbraio 2018 12:35 | Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2018 13:15
Restano in carcere Awelima Lycky e Desmond Lucky

Nella foto Awelima Lucky

MACERATA –  Desmond Lucky e Lucky Awelima restano in carcere. Il giudice per le indagini preliminari di Macerata ha convalidato i loro arresti. I due ventenni nigeriani sono coinvolti, insieme al connazionale e coetaneo Innocent Oseghale, nell’inchiesta sull’omicidio, il vilipendio e l’occultamento del cadavere di Pamela Mastropietro, la diciottenne romana uccisa e fatta a pezzi nell’appartamento di Oseghale a Macerata il 30 gennaio.

Awelima, 27 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Desmond Lucky, 22 anni, ha risposto alle domande, negando però su tutta la linea di avere a che fare con la morte di Pamela, il cui cadavere fatto a pezzi è stato trovato in due trolley nelle campagne di Pollenza il 31 gennaio.

Desmond Lucky ha negato ogni coinvolgimento nella vicenda, rispondendo alle domande del gip. “Ha negato di essere stato in quella casa, ha detto che conosceva Innocent Oseghale, il primo fermato, ma non Pamela – ha detto il suo legale Gianfranco Borgani al termine dell’udienza di convalida -. Ha risposto a domande sulle telefonate tra lui e Oseghale il 30 gennaio, spiegando che si erano sentiti per delle puntate da giocare su Eurobet”. Il 22enne nigeriano però è accusato anche di spaccio di droga: avrebbe ceduto una dose di eroina a Pamela il 30 gennaio.

Insieme a Lucky e Awelima al carcere Montacuto di Ancona è detenuto anche Oseghale. Pesantissime le accuse: omicidio volontario in concorso, vilipendio, distruzione, soppressione e occultamento di cadavere e spaccio di stupefacenti.

Ben diversa la posizione del quarto giovane nigeriano indagato, che avrebbe cooperato sin dall’inizio con gli inquirenti, rispondendo alle loro domande. Il suo ruolo al momento è marginale, avrebbe ricevuto una telefonata da Innocent Oseghale il pomeriggio del 30 gennaio, data in cui ragazza è morta per un “efferato omicidio” nell’appartamento di via Spalato, scrivono gli inquirenti.

Oseghale, il primo nigeriano fermato, gli avrebbe chiesto di venire a casa sua perché la ragazza stava male. Ma l’altro avrebbe risposto di no. Secondo il suo avvocato, l’uomo è indagato ‘tecnicamente’ per effettuare accertamenti irripetibili: è stato infatti sottoposto a rilievo plantare da confrontare con le impronte rilevate dai Ris nell’abitazione.