Pamela Mastropietro, c’è un secondo indagato: pusher amico di Oseghale che le ha venduto l’eroina

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2018 9:34 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2018 11:07
C'è un secondo indagato nell'inchiesta per la morte di Pamela Mastropietro

Pamela Mastropietro

MACERATA – C’è un altro indagato nell’inchiesta per l’omicidio di Pamela Mastropietro, la ragazza romana di 18 anni uccisa e fatta a pezzi dopo essere fuggita dalla Comunità per tossicodipendenti di Corridonia (Macerata). Si tratta di un secondo pusher nigeriano, amico di Innocent Oseghale, ora in carcere a Montacuto (Ancona) con l’accusa di omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere.

Il secondo indagato, attualmente accusato solo di concorso in spaccio di droga, sarebbe colui che ha venduto a Pamela l’eroina. Oseghale, a cui la ragazza si era rivolta una volta arrivata a Macerata con l’autostop, aveva solo dell’hashish. Così l’ha portata dall’amico, che le ha dato droga per 30 euro, i 30 euro che a Pamela, secondo quanto scrive il Corriere della Sera, aveva dato Francesco Mercuri, l’uomo di Mogliano che aveva dato un passaggio alla ragazza appena fuggita dalla comunità Pars di Corridonia.

Una volta acquistata la droga Pamela sarebbe andata a comprare una siringa in farmacia e quindi a casa di Oseghale, dove poi è morta, uccisa da una overdose o da un assassino ancora non è chiaro.

Se il secondo pusher al momento è solo indagato, ben diversa è la situazione di Oseghale. Si trova nello stesso penitenziario di Luca Traini, l’uomo di 28 anni, militante di estrema destra, che sabato 3 febbraio ha preso la pistola, alcuni caricatori e ha iniziato a sparare a Macerata contro diversi immigrati di colore.

Traini ha raccontato agli investigatori che il suo primo intento era quello di andare in tribunale e uccidere Oseghale, ma poi, pensando alla presenza di forze dell’ordine, ha cambiato idea e ha pensato di prendersela contro gli immigrati che trovava per strada. Ma non tutti: “Quando ho visto delle bambine africane che attraversavano la strada, per esempio, ho sparato in aria per non colpirle. Io volevo fare qualcosa contro l’immigrazione, perché il fenomeno dei clandestini va stroncato”, ha detto agli investigatori. E nelle vie di Macerata, ha fatto sapere il suo avvocato, molti esprimono la propria solidarietà all’aggressore xenofobo.

 

 

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