Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale chiede di essere interrogato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 luglio 2018 20:36 | Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2018 20:36
Pamela Mastropietro

Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale chiede di essere interrogato

ASCOLI PICENO – Innocent Oseghale, il 29enne spacciatore nigeriano detenuto ad Ascoli Piceno con l’accusa di aver ucciso e smembrato Pamela Matropietro a Macerata il 30 gennaio, ha chiesto di essere sentito di nuovo dalla Procura. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Finora l’uomo, che ha saputo nelle scorse settimane di essere stato reso padre per la seconda volta dalla compagna italiana che vive in comunità con l’altra figlia, ha fornito una serie di versioni diverse dei fatti, negando ogni responsabilità.

Una ‘strategia’ difensiva che ora potrebbe mutare in una confessione almeno parziale. Lo fa pensare l’istanza di interrogatorio avanzata al procuratore Giovanni Giorgio e al sostituto Stefania Ciccioli dai suoi difensori, gli avv. Simone Matraxia e Umberto Gramenzi. Un faccia a faccia che potrebbe tenersi il 20 luglio, forse in carcere.

Gli esami compiuti dal Ris dei carabinieri avevano riscontrato solo tracce del nigeriano nell’appartamento in via Spalato teatro del massacro, dov’erano stati trovati i vestiti di Pamela, e sul corpo della giovane. E le telecamere di videosorveglianza vicino al palazzo lo avevano immortalato in compagnia della 18enne la mattina del 30 gennaio. Elementi da cui gli inquirenti basano la convinzione che Oseghale abbia violentato Pamela che il giorno prima si era allontanata dalla comunità terapeutica Pars di Corridonia dov’era in cura per problemi psicologici e di droga, approfittando delle sue condizioni di inferiorità psichica dovuta all’assunzione di eroina; e che l’abbia uccisa e smembrata in maniera ‘maniacale’ per nascondere lo stupro. Una ricostruzione solo parzialmente avallata dal gip e dal Riesame secondo cui non ci sono gravi indizi per l’accusa di stupro. Il nigeriano ha continuato nel tempo a respingere ogni accusa.

“Non ho ucciso Pamela”: è il refrain che ha ripetuto con qualche variazione sul tema, tentando di addossare alcune responsabilità ad un altro nigeriano, Desmond Lucky, 22 anni, poi ‘scagionato’ per il delitto ma non per lo spaccio di eroina. Oseghale aveva fornito due diverse versioni, raccontando una volta di essere fuggito quando Pamela si era sentita male dopo avere assunto eroina. Un’altra volta di averla lasciata sola con Lucky e di aver trovato, la sera stessa, i due trolley con dentro il corpo a pezzi della ragazza. Valigie che, come riferito da un conoscente ‘tassista’ estraneo alla vicenda che lo accompagnò, Oseghale provvide indiscutibilmente ad abbandonare sul ciglio della strada a Pollenza. Così com’è certo che Pamela non venne stroncata da un’overdose ma uccisa. Lo hanno confermato esami tossicologici e referti medico legali stilati degli esperti dell’Università di Macerata: la giovane venne accoltellata due volte all’altezza del fegato.

Oseghale resta l’unico indagato per il delitto: oltre a Lucky, è uscito di scena per l’omicidio anche l’altro nigeriano Lucky Awelima, anche lui detenuto solo per spaccio.