Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale al processo tra le grida: “Mostro”, “Infame”, “Cannibale”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Febbraio 2019 10:50 | Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio 2019 10:50
Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale al processo tra le grida: "mostro", "infame", "cannibale"

Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale al processo tra le grida: “mostro”, “infame”, “cannibale”

MACERATA – In una aula di tribunale blindata, presidiata da polizia e carabinieri, in cui videocamere e fotocamere non possono entrare, si apre oggi, 13 febbraio, il processo ad Innocent Oseghale, il pusher nigeriano di 30 anni accusato di aver stuprato, ucciso e smembrato il corpo di Pamela Mastropietro, estetista romana di 18 anni. 

“Mostro maledetto”, “infame”, “cannibale” sono le urla rivolte da alcune persone all’arrivo di Oseghale al tribunale alle 8:30, dal carcere di Forlì dove  è rinchiuso, scortato dalla polizia penitenziaria. 

L’esterno del tribunale era presidiato e, nonostante il divieto della questura di manifestare (“per non disturbare giudici e addetti ai lavori della corte d’assise”), sono stati esposti due striscioni (“Pamela vive” e “Giustizia per Pamela”). Al momento dell’arrivo dei genitori e dello zio di Pamela, che difende la famiglia, sono stati fatti volare in cielo dei palloncini colorati. In aula, l’accesso è stato riservato a 90 persone.

Le forze dell’ordine hanno vigilato anche sugli avvocati di Oseghale, Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, che prima dell’udienza preliminare, il 26 novembre scorso, erano stati insultati e presi a sputi da alcuni manifestanti davanti al Palazzo di Giustizia.

La difesa di Oseghale è orientata a non chiedere riti alternativi come il giudizio abbreviato né condizionato, già respinto dal gup in udienza preliminare, né in forma semplice. Secondo l’accusa, sostenuta dal procuratore Giovanni Giorgio, l’uomo avrebbe violentato Pamela, arrivata a Macerata dopo essersi allontanata dalla Comunità di recupero Pars di Corridonia, approfittando del suo stato di stordimento per l’assunzione di eroina, l’avrebbe uccisa con due coltellate per poi fare a pezzi il corpo e abbandonarlo dentro due trolley a Pollenza.

Oseghale ha ammesso di aver fatto a pezzi il cadavere, ma nega di aver ucciso la giovane, sostenendo che sarebbe morta a causa di un’overdose. Una tesi esclusa dai consulenti tecnici del pm, ma che la difesa tenterà di dimostrare mediante relazioni di propri esperti medico-legali.

Davanti alla Corte, presieduta da Roberto Evangelisti, si costituiranno le parti civili: i familiari di Pamela, il Comune di Macerata e il proprietario della mansarda di via Spalato 124 dove si consumò il massacro.