Pamela Mastropietro, amico di Innocent Oseghale: “Mi disse che dormiva e non riusciva a svegliarla”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 marzo 2019 13:15 | Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2019 13:15
Innocent Oseghale e le telefonate ad Anyanwu quando uccise Pamela

Pamela Mastropietro, amico di Innocent Oseghale: “Mi disse che dormiva e non riusciva a svegliarla”

ROMA – Antony Anyanwu, amico di Innocent Oseghale, ha deciso di testimoniare in tribunale sul contenuto delle telefonate scambiate con l’imputato per l’omicidio di Pamela Mastropietro. “Mi disse che dormiva, poi che non riusciva a svegliarla”, ha raccontato come testimone in aula davanti alla Corte d’Assise di Macerata Anyanwu, assistito dal legale Paolo Cognini. Una decina di telefonate tra Antony e Oseghale che ricostruiscono cosa accaduto tra il 30 gennaio, giorno della morte della 18enne Pamela, e il 31 gennaio, in cui il suo corpo è stato ritrovato fatto a pezzi in due trolley.

Nel corso di tre interrogatori, riporta l’agenzia Agi, Anyanwu ha ricostruito la maggior parte delle fasi concitate del giorno in cui è stata uccisa la 18enne romana, anche perché dopo l’omicidio il suo telefono era stato messo sotto controllo. Anyanwu e Oseghale hanno dialogato a lungo a cominciare dalla mattina del 30 gennaio, quando si sentono perché il primo aveva un problema con il permesso di soggiorno. 

Le telefonate che contano ai fini processuali sono quelle del pomeriggio: la prima delle 14.09, quando Anyanwu era all’interno del Punto Snai e Oseghale gli disse che “stava ai Giardini Diaz con una ragazza bianca”. Era Pamela. “Mi disse: vado a casa – è un passaggio riportato nei verbali, confermato dal teste – e gli risposi di stare attento a frequentare altre donne oltre sua moglie”.

Dalle 17.18 in poi, è sempre Oseghale a chiamare l’amico, con maggiore frequenza: “Mi ha detto che la ragazza stava dormendo e che, dopo aver fatto sesso con lei, stava andando a mangiare qualcosa”, poi più tardi che “non riusciva a svegliarsi”. “Gli chiesi: quanta roba le hai dato e lui rispose che non era tanta”, riportano ancora i verbali. In aula, il teste non ha confermato che “roba” potesse significare droga, ma agli inquirenti aveva detto di credere che “Pamela avesse mangiato del cibo indiano e si fosse sentita male”. 

Poi continua a raccontare in aula: “Oseghale mi ha chiamato ancora dicendomi che la ragazza stava come prima. Gli ho detto di gettarle dell’acqua in faccia o di metterla in una vasca con l’acqua gelata”. Nei verbali di Anyanwu, le comunicazioni via cellulare con Oseghale si interrompono fino alla sera: “L’ho chiamato due volte, ma non mi ha risposto (secondo le celle, a quell’ora Oseghale era nella zona di Sforzacosta, ndr.), poi mi ha chiamato lui ma non gli ho risposto”.

A quell’ora, tra le 20.44 e le 22.11, Pamela Mastropietro era già morta e fatta a pezzi, poi nascosti in due trolley e abbandonati in aperta campagna nella zona industriale di Pollenza, poco distante da Sforzacosta. In aula, Antony ha negato di aver ricevuto una chiamata alle 23.17 di 20 secondi, come risulta dai tabulati, e di aver incontrato quella sera Innocent per farsi vendere una dose di marijuana (“non la fumo”), come invece risulta dai verbali dell’interrogatorio di Oseghale. L’ultima delle chiamate tra i due “l’ho fatta io, la mattina del 31 gennaio – ha detto Anyanwu – e Innocent mi disse che la ragazza era andata via di casa”. (Agi)