Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale in carcere ma non per omicidio. Chi l’ha uccisa?

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2018 11:04 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2018 11:36
Innocent Oseghale resta in carcere ma non per omicidio

Pamela Mastropietro

MACERATA – Cambiano le accuse nei confronti di Innocent Oseghale, il pusher nigeriano detenuto nel carcere di Montacuto, ad Ancona, lo stesso in cui si trova Luca Traini. Lo spacciatore, che si è sempre dichiarato innocente, non è più accusato di omicidio, ma solo di vilipendio e occultamento di cadavere.

Sono queste le sole accuse per cui il giudice per le indagini preliminari di Macerata, Giovanni Manzoni, ha convalidato il fermo di Oseghale nell’inchiesta sulla morte di Pamela Mastropietro.

Il giudice, confermano fonti giudiziarie, ha ritenuto non vi fosse fosse prova certa per sostenere l’addebito di omicidio per il quale Oseghale resta indagato. Un altro pusher nigeriano è invece indagato per la cessione di eroina alla diciottenne, il cui cadavere smembrato è stato trovato in due trolley.

“Pamela ha avuto una crisi da overdose e io sono scappato”: dopo aver smentito ogni coinvolgimento, riferiscono fonti della Procura di Macerata, Oseghale lo avrebbe detto ai magistrati nel corso delle indagini sulla morte della ragazza. Il nigeriano non ha ammesso né l’omicidio né gli altri addebiti, come il vilipendio e l’occultamento di cadavere, compreso lo smembramento del corpo.

Le condizioni della salma non hanno permesso sinora di accertare le cause del decesso. Per sapere com’è morta Pamela si dovranno attendere i responsi degli esami tossicologici. Resta ora da capire se Pamela, fuggita dal centro di recupero di Corridonia (Macerata), sia stata uccisa da una overdose di eroina o da qualcun altro. E in questo caso chi sia questa persona.

Gli investigatori dei carabinieri hanno ricostruito tutte le tappe fatte da Pamela, dall’allontanamento dalla comunità Pars di Corridonia nel primo pomeriggio del 29 gennaio. L’arrivo a Macerata in treno da Corridonia, la notte trascorsa alla nella stazione ferroviaria. Il giorno seguente una puntata ai giardini Diaz, luogo di ritrovo di spacciatori, dove sarebbe avvenuto l’incontro con Oseghale, carta di soggiorno scaduta e precedenti per reati legati agli stupefacenti. Pamela viene vista poi in via Spalato, una delle tappe di Luca Traini nel suo percorso di fuoco. Alcuni commercianti la ricordano: ha acquistato dei dolcetti in una panetteria e una siringa in una farmacia. Insieme a lei c’è ancora Oseghale, qualcuno li vede avviarsi verso l’appartamento del nigeriano al n. 124. Non si sa che cosa sia accaduto in quella casa.

Pamela verrà trovata, il cadavere fatto a pezzi in due trolley, nelle campagne di Pollenza. Nell’appartamento i carabinieri del Ris scoprono i suoi vestiti insanguinati, lo scontrino per l’acquisto della siringa e macchie di sangue in vari locali, sequestrano coltelli di grosse dimensioni e una piccola mannaia.

Un altro testimone, un camerunense, racconta di avere portato in auto Oseghale con i trolley fino al punto in cui poi verranno trovati la mattina dopo. Insieme all’acquisto di taniche di candeggina (forse per pulire l’appartamento), ce ne è abbastanza per far rimanere il nigeriano in carcere. Ma gli accertamenti continuano, anche sulle condizioni del corpo, che ha subito mutilazioni non necessarie per ridurre il cadavere e metterlo nei due trolley.