Pamela Mastropietro, lo zio avvocato: “No archiviazione per i presunti complici di Oseghale”

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 maggio 2019 14:43 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2019 14:43
Pamela Mastropietro, lo zio avvocato: "No archiviazione per i presunti complici di Oseghale"

Pamela Mastropietro, lo zio avvocato: “No archiviazione per i presunti complici di Oseghale”

MACERATA – No all’archiviazione delle accuse di concorso in omicidio per i due presunti complici di Innocent Oseghale, i connazionali nigeriani Desmond Lucky e Lucky Awelima. A chiederlo sono i familiari di Pamela Mastropietro, tramite l’avvocato Marco Valerio Verni, che è anche lo zio della vittima. Nell’istanza si chiede al gip di Macerata di non accogliere la richiesta avanzata dalla Procura che aveva inizialmente indagato i due per concorso con Oseghale poi ritenuto dall’accusa l’unico responsabile del delitto e dello scempio del corpo.

Nell’appartamento di via Spalato 124 a Macerata dove avvenne l’omicidio non sono state trovate tracce di Lucky e di Awelima. Secondo i familiari, invece, il 30enne pusher nigeriano non può aver fatto tutto da solo. Si terrà a luglio l’udienza in cui il gip deciderà se archiviare definitivamente il caso a carico dei due indagati, come richiesto dalla Procura, o disporre ulteriori indagini su di loro.

Lo zio di Pamela, intervenendo ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus, commenta così la condanna in primo grado all’ergastolo per Innocent Oseghale: “La certezza che abbia fatto tutto da solo non c’è. Lo stesso procuratore ha dichiarato che al momento le prove erano contro Oseghale però possono anche aver sbagliato. Gli atti processuali fanno emergere più di semplici dubbi. Abbiamo forti sospetti su Lucky Desmond che inizialmente era stato indagato con Lima. Noi ci siamo opposti alla richiesta di archiviazione per Desmond, ci sono dichiarazioni che lo collocano in casa fino a un certo punto, quindi non escludono che possa essere stato sul luogo del delitto”.

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L’avvocato Verni poi precisa: “In aula il consulente medico ha affermato che Pamela costituisce un unicum nella storia della criminologia mondiale degli ultimi 50 anni, anche nella ristretta casistica dei depezzamenti del corpo. Oseghale dice di non aver ucciso Pamela, dice che sia morta per overdose e che lui l’abbia depezzata dopo la morte. Oseghale dichiara di aver agito per timore che la compagna potesse scoprire il tradimento con Pamela. C’è un evidente contrasto tra due comportamenti. E’ possibile che una persona che ha paura di essere scoperto per un’eventuale tradimento, abbia poi la freddezza e la lucidità di ridurre un corpo in quel modo?”.

“La sentenza è il massimo che si poteva ottenere, però è solo una battaglia vinta, perché ci saranno appello e cassazione – ha aggiunto Verni – Quello che è accaduto a Pamela è stato uno spartiacque anche nella vita politica, certamente è servito a far capire a tanti che qualcosa si stava sbagliando nella politica della gestione migratoria. Nel fascicolo di Pamela sono confluite diverse persone, tutte richiedenti protezione internazionale, che mentre aspettavano la risposta alla loro domanda venivano accolte in alcune strutture e si erano dedicate all’attività di spaccio. C’era sicuramente qualcosa che andava rivisitato, purtroppo Pamela è servita a far aprire gli occhi su un fenomeno che è stato gestito male”. (Fonte: Radio Cusano Campus)