Pamela Mastropietro, giudici su condanna Oseghale: “Agì con freddezza disumana”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Novembre 2019 18:16 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2019 18:45
Pamela Mastropietro, giudici su condanna Oseghale: freddezza disumana

Pamela Mastropietro, familiari chiedono giustizia (Foto archivio ANSA)

MACERATA – Ha agito con “freddezza disumana” Innocent Oseghale, il pusher nigeriano condannato in primo grado all’ergastolo dalla Corte di Assise di Macerata per l’omicidio e il depezzamento della 18enne romana Pamela Mastropietro, avvenuto il 30 gennaio 2018 nell’appartamento dell’uomo.

Dalle motivazioni della sentenza, oltre 50 pagine depositate il 22 novembre, emergono nuovi particolari alla base della certezza maturata dalla Cotte d’assise sulla colpevolezza dell’uomo, condannato per omicidio volontario, violenza sessuale, distruzione e vilipendio di cadavere. Vengono analizzati con estrema meticolosità i risultati dell’autopsia e quelli del confronto tra medici legali e tossicologi.

Oseghale, è la convinzione della Corte, ha ucciso volontariamente Pamela dopo avere “abusato delle sue condizioni di inferiorità, sicuramente fisica” tanto da avere con lei un “frettoloso rapporto non protetto”. A seguito del quale nell’uomo è sorto il timore che Pamela, “una volta ripresasi”, uscisse dalla sua abitazione per andare a denunciarlo. E’ proprio per questo timore che Oseghale “subito dopo il rapporto le infliggeva le sue coltellate mortali, a distanza di pochi minuti l’una dall’altra”.

Le motivazioni della sentenza si soffermano poi sul depezzamento del cadavere della ragazza, messo in atto a mente “fredda e lucida”, persino “priva di emozioni”, tanto che poco dopo il delitto “si allontanava tranquillamente da casa per svolgere il suo lavoro” nelle zone di spaccio. La Corte d’Assise sottolinea la “freddezza disumana” dell’omicida “infastidito – a suo dire – dall’odore che proveniva dai resti cadaverici”.

I giudici sottolineano le contraddizioni in cui è caduto Oseghale e ribadiscono di non ritenere credibile la testimonianza di Vincenzo Marino, il collaboratore di giustizia che in aula, aveva sostenuto di aver avuto dal nigeriano, quando era in carcere, la sua versione dell’omicidio di Pamela.

I due legali di Oseghale, Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, lette le motivazioni della sentenza, hanno annunciato che faranno ricorso alla Corte d’Assise di appello di Ancona, perché ritengono che per l’omicidio e la violenza sessuale non si sia raggiunta la verità assoluta “al di là di ogni ragionevole dubbio”. (Fonte ANSA)