Pamela Mastropietro, respinta la richiesta di Oseghale: no ad una nuova perizia sulle ferite

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 aprile 2019 20:12 | Ultimo aggiornamento: 24 aprile 2019 20:12
Pamela Mastropietro, respinta la richiesta di Oseghale: no ad una nuova perizia sulle ferite

Pamela Mastropietro, respinta la richiesta di Oseghale: no ad una nuova perizia sulle ferite

MACERATA – No ad una nuova perizia sulle ferite di Pamela Mastropietro, la ragazza romana di 18 anni uccisa e fatta a pezzi a Macerata il 30 gennaio 2018 in una mansarda di via Spalato. La Corte d’assise di Macerata ha respinto l’istanza della difesa dell’unico imputato, Innocent Oseghale, pusher nigeriano di 30 anni accusato di omicidio volontario, stupro, vilipendio e occultamento di cadavere.

Una decisione che accorcia i tempi del processo. I giudici hanno fissato le prossime udienze per l’8, il 15 e il 29 maggio, quando dovrebbe arrivare la sentenza. Sulla base di accertamenti compiuti da propri consulenti, i difensori avevano sollecitato l’accertamento ‘super partes’, sollevando perplessità sul punto cardine della tesi accusatoria: la morte della ragazza dovuta a due coltellate e non a un’overdose di eroina.

I giudici hanno ritenuto che la questione fosse stata già chiarita dalle consulenze medico legali, sufficientemente dibattuta dagli esperti delle parti, e considerato invece troppo generiche le ragioni per disporre una nuova perizia. Esperti di accusa e difesa erano stati protagonisti di un confronto serrato in aula, schierati su due posizioni contrapposte.

La Procura aveva in un primo momento avallato l’istanza per la perizia per poi revocare il proprio consenso. Per l’accusa, Pamela venne uccisa da due coltellate all’altezza del fegato quando era ancora in vita; e dai marcatori isolati dagli esperti non emergerebbero segni di un’overdose mortale.

Opposta la ricostruzione difensiva, secondo cui gli elementi raccolti con le analisi non darebbero certezze né per escludere un decesso per overdose, né per avvalorare la vitalità al momento delle coltellate. Nella precedente udienza, in presenza dei genitori di Pamela, Stefano Mastropietro e Alessandra Verni (che però era uscita quasi subito dall’aula), Oseghale aveva ribadito di non aver ucciso la giovane, pur ammettendo di averne fatto a pezzi il corpo per poi sbarazzarsene mettendolo in due trolley abbandonati sul ciglio di una strada nelle campagne di Pollenza. Una versione definita “una commedia” dalla famiglia di Pamela, secondo cui il nigeriano avrebbe avuto anche dei complici.

Ora il processo entrerà nella fase finale. L’8 maggio sono previste la requisitoria della Procura e gli interventi delle parti civili; l’udienza del 15 maggio sarà dedicata alle arringhe difensive, mentre il 29 maggio spazio alle repliche e poi la sentenza a distanza di 16 mesi dal delitto. (Fonte: Ansa)