Pamela Mastropietro, processo d’appello. Il procuratore: “Confermare l’ergastolo per Innocent Oseghale”

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 Ottobre 2020 15:53 | Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2020 8:59
Pamela Mastropietro, processo d'appello. Il procuratore: "Confermare l'ergastolo per Innocent Oseghale"

Pamela Mastropietro, processo d’appello. Il procuratore: “Confermare l’ergastolo per Innocent Oseghale” (Ansa)

Al processo d’appello per l’omicidio di Pamela Mastropietro il procuratore generale ha chiesto la conferma della condanna all’ergastolo con isolamento diurno per Innocent Oseghale

Conferma della condanna all’ergastolo con isolamento diurno, senza attenuanti, per Innocent Oseghale, il pusher di 32 anni già condannato in primo grado per l’omicidio di Pamela Mastropietro.

Sono le conclusioni del procuratore generale di Ancona Sergio Sottani nel processo in Corte d’assise d’appello per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, distruzione e occultamento del cadavere della diciottenne romana, uccisa e fatta a pezzi a Macerata il 30 gennaio del 2018.

Le parole del procuratore: “Non vendetta ma sentenza giusta”

“Non vogliamo vendetta ma un processo e una sentenza giusti”. Lo ha detto Sottani citando nella sua requisitoria la poesia ‘A tutte le donne’ di Alda Merini. “Nessuna attenuante per la condotta perpetrata in questa vicenda”.

Il sostituto pg Ernesto Napolillo ha ripercorso l’intera vicenda, esprimendo “tristezza e amarezza per lo scempio. Difficile spegnere il sorriso di Pamela – ha osservato – Non è stata solo barbarie ma un furto di felicità a una ragazza sottratta alla famiglia, a chi l’ha conosciuta e alla società civile, tutta”.

La madre di Pamela: “Vorrei parlare con Oseghale, deve dirmi la verità”

“Un giorno vorrei parlarci, deve dirmi, guardandomi negli occhi, cos’è successo e dire chi sono i suoi complici”. Così ad Ancona Alessandra Verni, la madre di Pamela Mastropietro, prima del processo d’appello a carico di Innocent Oseghale.

L’imputato sostiene di non aver ucciso Pamela e che la giovane morì di overdose, pur ammettendo di averne fatto a pezzi il corpo, nascosto dentro due trolley poi abbandonati in campagna.

“Dice di essere pentito, piange? Anch’io piango ma non sono come lui, – aggiunge Verni – non riuscirei mai a fare del male a una persona. Deve parlarmi guardandomi negli occhi, dire quello che è successo, indicare i complici, altrimenti non ci credo”. (Fonte: Ansa e Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev)