Pamela Mastropietro, lo psichiatra al processo: “Borderline grave e problemi con la realtà”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 13 marzo 2019 17:13 | Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2019 17:13
Pamela Mastropietro, lo psichiatra: "Borderline grave e problemi con la realtà". La compagna di Oseghale non si presenta al processo

Pamela Mastropietro, lo psichiatra: “Borderline grave e problemi con la realtà”. La compagna di Oseghale non si presenta al processo

MACERATA – Pamela Mastropietro soffriva di un disturbo “borderline grave“, con problemi a rapportarsi con la realtà, sbalzi d’umore e scatti d’ira, nonché problemi pregressi di alcol e droga. E’ la diagnosi dello psichiatra Giovanni Di Giovanni, consulente della comunità Pars di Corridonia, dove la 18enne romana era in cura un anno fa, quando decise di allontanarsi per poi essere ritrovata a pezzi in due trolley abbandonati nelle campagne di Pollenza. 

La personalità e le condizioni psicofisiche di Pamela sono stati al centro della testimonianza dello psichiatra dinanzi alla corte d’Assise a Macerata: imputato di omicidio, stupro, vilipendio e distruzione di cadavere è Innocent Osehgale, 30enne pusher nigeriano. All’udienza di oggi, mercoledì 13 marzo, avrebbe dovuto testimoniare anche la compagna di Oseghale, che però non si è presentata. La Corte valuterà per lei un eventuale accompagnamento coattivo in Tribunale.

A Corridonia Pamela era ospite dall’ottobre 2017 e si era confidata in varie occasioni con lo psichiatra: “Chi si relazionava con lei, per un’ora o due – ha osservato – poteva capire le difficoltà di questa ragazza”. Pamela, ha raccontato il medico, aveva grande affetto per i genitori ma a volte un rapporto conflittuale con loro.

Il 7 gennaio 2018, in uno scoppio di rabbia, la 18enne fece un gesto autolesionistico. Allo psichiatra Pamela parlò di un ragazzo con cui era fidanzata e che l’aveva introdotta nel mondo degli assuntori di droga. In comunità aveva avuto periodi di crisi in cui aveva manifestato l’intensione di andarsene, per poi ripensarci. L’avvocato Marco Valerio Verni, legale di parte civile e zio di Pamela, ha fatto presente che dalle analisi risultò che Pamela aveva assunto stupefacenti quando era già in comunità: “Ci sono controlli terribili per chi entra – ha detto il testimone – ma non si può escludere che entri droga”.

Sui motivi dell’ultimo allontanamento della ragazza dalla Pars, lo psichiatra ha riferito che Pamela accennò in precedenza al fatto che i suoi familiari avevano denunciato il fidanzato; il giorno in cui andò via ebbe anche un diverbio con un operatore.

Fonte: Ansa