Pamela Mastropietro, la testimone: “Oseghale offrì a mio marito 100 mila euro della mafia nigeriana e gli raccontò l’orrore”

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 Febbraio 2019 9:26 | Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio 2019 9:26
Pamela Mastropietro, la testimone: "Oseghale offrì a mio marito 100 mila euro della mafia nigeriana e gli raccontò l'orrore"

Pamela Mastropietro, la testimone: “Oseghale offrì a mio marito 100 mila euro della mafia nigeriana e gli raccontò l’orrore”

MACERATA – “Innocent Oseghale offrì a mio marito 100 mila euro per testimoniare in suo favore”. A rivelarlo è la moglie di un collaboratore di giustizia col quale il pusher nigeriano accusato dell’omicidio di Pamela Mastropietro, si sarebbe confidato in carcere. Alla trasmissione di Rai Uno, Storie Italiane, la donna ha raccontato quelle che sarebbero state le ultime ore di vita della 18enne romana, il cui cadavere fatto a pezzi fu trovato un anno fa in due trolley abbandonati nelle campagne di Pollenza. Un racconto choc, ricco di dettagli inquietanti, secondo il quale ci fu un diverbio per il rifiuto di sesso estremo e una caduta, battendo la testa, la violenza sessuale mentre Pamela era in stato di semi-incoscienza, l’aggressione e l’accoltellamento, seguito da altri colpiti di coltello e dal sezionamento del cadavere.  

A Storie Italiane, la testimone ha rivelato: “Pamela, il giorno in cui se ne andò dalla comunità, pagò la droga a Desmond Lucky (uscito dall’inchiesta per omicidio, ma sotto processo per spaccio, ndr) con una collanina d’argento che le aveva regalato la mamma. Oseghale le diede due euro per comprare la siringa”. Desmond, secondo la donna, voleva un rapporto a tre, ma la ragazza rifiutò, respingendolo: “Lui le diede uno schiaffo e Pamela cadde, battendo la testa. Desmond se ne andò. Oseghale abusò di lei e quando Pamela si riprese minacciò di chiamare la polizia e si avvicinò alla porta per scappare. Cercò di difendersi graffiando Oseghale al collo. Lui, in preda alla rabbia, l’accoltellò, poi uscì di casa per cercare Desmond. Voleva farsi aiutare, ma Desmond si rifiutò. Oseghale tornò a casa convinto che Pamela fosse morta. Quando si accorse che non era così la colpì di nuovo e poi iniziò a sezionare il corpo per nasconderlo in due valigie”.

La donna, la cui identità è stata celata per evidenti ragioni sicurezza, ha spiegato che il marito aveva incontrato Oseghale nel carcere di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno lo scorso luglio: dopo un’aggressione iniziale, il nigeriano si sarebbe confidato con il collaboratore di giustizia, promettendogli 100 mila euro in cambio di aiuto. Ma l’uomo a quel punto avvisò un ispettore del carcere e un brigadiere.

“Oseghale rivelò a mio marito di essere un referente della mafia nigeriana a Macerata – ha detto ancora la donna – e di appartenere a un gruppo criminale chiamato Black Cats. Gli fece vedere dei segni incisi sull’addome, simbolo di affiliazione a questa organizzazione criminale nigeriana. In carcere aveva molta disponibilità economica. Gli disse anche che lui era ritenuto insospettabile in quanto compagno di una ragazza italiana”.

Storie Italiane oggi ha ospitato anche la mamma di Pamela, Alessandra Verna, che ha lanciato un messaggio ad Oseghale: “Parla perché tanto non hai scampo, né tu, né i tuoi complici”. E la lettera di scuse del nigeriano “sono solo parole inutili da un demonio del genere”. Il processo per Oseghale comincia il 13 febbraio a Macerata.