Pamela Mastropietro, lo zio: “Io e la mia famiglia siamo passati da vittime a carnefici…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 febbraio 2019 14:03 | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2019 14:03
Pamela Mastropietro, lo zio: "Io e la mia famiglia siamo passati da vittime a carnefici..."

Pamela Mastropietro, lo zio: “Io e la mia famiglia siamo passati da vittime a carnefici…” (Ansa)

ROMA – “Negli ultimi mesi io e la mia famiglia siamo quasi passati da vittime a carnefici. Oseghale dice di non averla uccisa? Se così fosse per lui meno di dieci anni di carcere”. Marco Valerio Verni, avvocato della famiglia di Pamela Mastropietro e zio della ragazza uccisa a Macerata, è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus.

Inizio del processo ad Innocent Oseghale. “Aderiamo all’attuale ipotesi accusatoria che ha portato a giudizio Innocent Oseghale, con tutti i reati che gli sono stati contestati. Quello che noi continuiamo a sostenere è che riteniamo improbabile che possa aver fatto tutto da solo. Quello che è stato fatto sul corpo di Pamela è stato un lavoro certosino e chirurgico. Oseghale non sembra in grado di poterlo fare, a maggior ragione tutto da solo. Lui dice di non aver mai fatto cose simili eppure in quell’occasione è stato bravissimo. Il medico legale e consulente della Procura ha dichiarato che, lui che è un professore universitario e con una certa esperienza, anche con i giusti strumenti ci avrebbe messo tra le otto e le dieci ore a fare quello che avrebbe Oseghale. Ha aggiunto inoltre che non avrebbe saputo fare di meglio. Faccio una battuta macabra: date una cattedra alla facoltà di medicina legale ad Innocent Oseghale perché, non avendo esperienze o studi di medicina alle spalle, ha dimostrato una perizia che pochi altri avrebbero potuto eguagliare”.

Difesa Oseghale. “La difesa di Oseghale sostiene che lui si sia limitato al solo depezzamento, reato che prevede la pena minore rispetto agli altri reati. Se non venisse condannato per l’omicidio? Potrebbe scontare meno di dieci anni, tra i sei e gli otto. È chiaro che Oseghale dica certe cose per alleggerire la sua posizione processuale. Non ci dimentichiamo però che ha cambiato versione diverse volte. Addirittura, all’inizio della sua carcerazione, calunniò i poliziotti penitenziari. A loro confessò di aver ucciso Pamela insieme a Lucky Desmond, dando loro anche un foglietto. Il giorno dopo, durante l’interrogatorio con il PM si è rimangiato tutto aggiungendo quel foglio lo aveva scritto perché era stato costretto dai poliziotti penitenziari che lo avevano picchiato. Il medico legale, chiamato dal PM, smentì completamente questa versione, non rilevando attività di violenza”.

Doppia veste di zio ed avvocato: emotivamente cosa sta passando? “Cerco di rimanere lucido il più possibile. Essere zio se per alcuni potrebbe essere un motivo di debolezza, per me è motivo di forza. Abbiamo dovuto affrontare situazioni a noi avverse, specialmente per come siamo stati trattati. Abbiamo avuto impressione che fossimo noi i carnefici ed altre le vittime. Mi riferisco ad alcune istituzioni e a certa stampa. Non tutti, anzi. Tanta gente si è avvicinata e stretta intorno a noi. Quello che è successo a Pamela poteva accadere a chiunque. Dopo la prima udienza ci sono arrivati tanti messaggi di sostegno”

Comune Macerata parte civile nel processo. “Anche noi siamo parte civile ma partiamo da presupposti diversi. Per il Comune è stato quasi un atto dovuto. Dopo Pamela si è verificata la vicenda di Luca Traini ed il Comune si costituì parte civile in quel processo. Per questo dico che è stato un atto dovuto perché altrimenti si sarebbe verificata un’asimmetria nelle situazioni. Il Comune lamenta un danno di immagine nei confronti di Oseghale”.