Paola Costantini e Rosalia Molin scomparse nel ’91: polvere da sparo su abiti Nicola Alessandro

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 luglio 2015 0:45 | Ultimo aggiornamento: 25 luglio 2015 0:45
Paola Costantini e Rosalia Molin scomparse nel '91: polvere da sparo su abiti Nicola Alessandro

Paola Costantini e Rosalia Molin

VENEZIA – Tracce di polvere da sparo sono state trovate dalla polizia scientifica sugli abiti di Nicola Alessandro, unico indagato sul caso di Paola Costantini e Rosalia Molin, scomparse nel nulla il 27 ottobre del 1991. Alessandro, all’epoca fidanzato della 25enne Rosalia, è in realtà finito da poco nel mirino dei magistrati: risale all’ottobre 2014 la sua iscrizione come atto dovuto al registro degli indagati per duplice omicidio e occultamento di cadavere, dopo che un supertestimone sino ad allora rimasto in silenzio lo aveva accusato di aver seppellito i corpi delle due ragazze lungo la costa del Cavallino a Venezia.

La spiaggia veneziana fu passata al setaccio nel settembre 2014 con georadar ed escavatori, ma nulla era emerso da quelle ricerche. Un mese dopo, tuttavia, Alessandro è entrato ufficialmente nell’inchiesta. La Procura ha chiesto e ottenuto l’esame del Dna su alcuni oggetti e indumenti di Alessandro: un cappotto, una giacca, un giaccone, un paio di scarpe. Sono stati repertati dei granelli di sabbia e alcuni capelli, ma adesso è arrivata la svolta, con tracce di polvere da sparo che i tecnici di laboratorio avrebbero trovato su uno dei capi d’abbigliamento.

Paola Costantini, 29 anni, e la nipote Rosalia Molin, 25, scomparvero nel nulla una domenica sera di 4 anni fa quando da Burano presero il vaporetto per andare al cinema a Jesolo (Venezia). Scesero alla fermata Treporti e da allora se ne persero le tracce. In quasi 24 anni la squadra mobile di Venezia ha battuto tutte le piste possibili.

La difesa di Alessandro ha già preso già le contromosse, parlando di una probabile contaminazione degli indumenti analizzati, a causa di una repertazione eseguita con metodi non corretti. Difficile dire, dall’altra parte, se questa sia la carta decisiva in mano al Procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, che tre anni fa, dopo due tranche d’inchiesta archiviate, decise di riaprire il “cold case” di Burano anche su richiesta dei familiari delle due donne.