Paola Filippini. “Sposata?”. Non risponde. “Fine colloquio”

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 2 Novembre 2015 12:33 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2015 12:43
Paola Filippini. "Sposata?". Non risponde. "Fine colloquio"

Il psot di Paola Filippini su Facebook

ROMA – Cacciata dal colloquio di lavoro perché decide di non rispondere alle domande sul suo stato civile. Al titolare di un’agenzia immobiliare che le chiede: “Convivi? Sei sposata? Hai figli?”, lei risponde con un’altra domanda, che pare più una supplica: “Posso non rispondere?”. E la risposta è: “Certo. Allora ti puoi anche accomodare fuori, per me il colloquio finisce qui”.

La storia è quella di Paola Filippini, fotografa di Venezia. Ma è anche la storia di tante, tantissime altre donne che si sono sentite fare la stessa domanda. Con l’unica differenza che lei ha rischiato tutto, ha risposto decidendo di non rispondere, consapevole che ogni possibilità di lavoro sarebbe così franata.

La storia di Paola è finita sui giornali di tutta Italia perché lei ha avuto il coraggio di raccontarla in un post su Facebook. E tra gli effetti collaterali dei social network c’è anche quello, davvero socialmente utile, di far conoscere situazioni che altrimenti resterebbero ignote ai più. Così ecco, dopo la denuncia della giornalista Olga Ricci, che ha raccontato la sua esperienza di molestie sessuali sul lavoro in un blog diventato un libro (“Toglimi le mani di dosso”, edizioni Chiarelettere), adesso arriva la denuncia di Paola. 

Gli uomini, forse si stupiscono. O forse danno ragione al datore di lavoro. Le donne, almeno molte di loro, non si stupiscono affatto. Dover rispondere a domande sul proprio stato civile è routine. Capita di sentirsi domandare: “Sei sposata?”. Strabuzzare gli occhi pensando: “Ecco un altro capo che ci vuole provare”. Temere il peggio e sentirsi quasi sollevata perché è solo la richiesta di un’informazione. “No, sai, è solo per sapere se possiamo contare davvero su di te. Perché se ti assumiamo e dopo qualche mese resti incinta capisci che ci metti in una situazione difficile”. E così sentirsi di nuovo abbattute da quel soffitto di cristallo che ancora c’è e ti fa soffocare. Anche in quei posti di lavoro apparentemente illuminati, tra quei professionisti che denunciano situazioni simili, salvo poi riservarsi il diritto di riprodurle quando fa loro comodo.

E fa poca differenza che tu magari non sia sposata e proprio non abbia in testa di fare figli. Resta il fatto che quella è una decisione che riguarda te. E che invece tutto ad un tratto fa curriculum, quanto o probabilmente più di tutto il tempo e  la fatica passata a prepararti.

 

Premetto che ho contato fino a diecimila prima di scrivere queste parole. Ma non riesco a non dirle. E le scrivo qui,…

Posted by Paola Filippini on Giovedì 29 ottobre 2015