Paola Giusto rapinata, lettera al giudice: “Ladro libero. Io pago tre volte”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Giugno 2015 11:46 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2015 11:47
Paola Giusto rapinata, lettera a giudice: "Ladro libero. Io pago tre volte"

Paola Giusto

PADOVA – Sabato notte la vetrina del suo negozio a Padova è stata colpita con un tombino di ghisa e i risparmi sono stati rubati. L’uomo che ha commesso l’atto, Alberto Sarpato, 37 anni di Piove di Sacco (Padova), è stato fermato e rilasciato dopo dieci ore.

A pochi giorni da quel furto la proprietaria del negozio, Paola Giusto, ha scritto una lettera aperta al giudice che ha deciso di rilasciare Sarpato. Ecco il testo della lettera, riportato dal Gazzettino.

«Gentile Giudice,

sì gentile, che ha rilasciato dopo 10 ore Alberto Sarpato 37enne di Piove di Sacco (Pd) che sabato alle 2 di notte ha sfondato con un tombino di ghisa lanciato con forza la vetrina blindata del mio negozio. Grazie.

Vede Signor Giudice, nel mio negozio c’è dentro la mia vita, ed è questa che è stata violata. Ci sono i risparmi, accumulati con grandi sacrifici, per allestirlo, la fatica, l’abnegazione, la dedizione, la fantasia, le notti insonni a pensare soluzioni ed idee per continuare a restare “sul pezzo”.

L’amore per le clienti, l’ascolto, la partecipazione, l’affetto, la sofferenza condivisa, le gioie, il coraggio e la caparbietà di resistere con tenacia nonostante questa crisi che ha decimato decine di attività. Prendo l’aggettivo coraggio, sì, perché ci vuole coraggio ad alzarsi tutte le mattine e affrontare la giornata, sperando di aver fatto le scelte giuste, che invitino le persone ad entrare e acquistare i prodotti. Non è solo questione di esperienza, ma di studio per capire il mercato, di inventiva, di immaginazione e di narrazione, perché Signor Giudice nel mio negozio l’acquisto dell’abito è il fine ultimo, prima c’è l’accoglienza e tutto quello che ho scritto sopra. Io vendo Paola.

In queste quattro mura ci sono, oltre alla merce esposta, i miei libri, le foto, i ricordi, il divanetto su cui ci si siede e ci si racconta la vita. E’ un luogo di incontro, di scambio di idee, di cultura, dove si esce sentendosi rassicurate e belle con l’abito e l’accessorio nuovo, ma dove anche si è stretto un nuovo legame, di complicità e confidenza. Quindi non una semplice rivendita, ma luogo pulsante di vita.
Ed è questa vita che quest’uomo infido ha violato e sporcato con il suo sangue infetto.
Ecco Signor Giudice, io sono condannata a pagare un’altra volta, la terza, lui è libero di distruggere, magari ancora il mio negozio, un’altra volta, altre volte. Mentre io continuerò a pagare».