Paola Mastrocola: “Scuola sforna analfabeti e ragazzi che non sanno pensare”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Maggio 2015 11:39 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2015 11:39
Paola Mastrocola: "Scuola sforna analfabeti e ragazzi che non sanno pensare"

Paola Mastrocola: “Scuola sforna analfabeti e ragazzi che non sanno pensare”

ROMA – La scuola sforna analfabeti e deve tornare a assumere insegnanti preparati. E’ quello che pensa Paola Mastrocola, insegnante e scrittrice, nel giorno dell sciopero della scuola contro la riforma del governo Renzi. Mastrocola ha un’opinione precisa della scuola italiana, maturata in anni di insegnamento:

“Mi auguro che questa sia davvero l’ultima sanatoria e che si torni ad assumere giovani insegnanti preparati e qualificati. Affermando finalmente una parola finora sconosciuta: il merito”, “il sindacato ha rovinato non solo la scuola, ma l’Italia”, “abbiamo insegnanti che cambiano continuamente scuole. Poi arriva un supplente bravo e un preside non può neanche trattenerlo! In una cattiva scuola, le famiglie fuggono e non iscrivono i propri figli; una buona scuola invece crea un modello, allarga una sana competizione e innanzitutto afferma il merito”, ha detto a Il Mattino.

“Su questo il sindacato dovrebbe fare sentire la sua voce. La verità è molto triste: la scuola italiana sforna analfabeti, ragazzi che non sanno più pensare, apprendere e studiare”. Una situazione, secondo Mastrocola, causata da “tante cose, a partire dalla scarsa qualità degli insegnanti e dei metodi di apprendimento. Io sono del 1956, ma quando ho finito la terza media sapevo tradurre dal latino e leggere Dante e Tasso. Oggi mettiamo lavagne elettroniche, Pc, ebook, ma dovremmo cercare di dare capacità cognitive e logiche agli studenti. Altrimenti sarà sempre peggio”.

E parlando del potere dato ai presidi per la scelta degli insegnanti precisa: “A condizione che non siano costretti a interpretare il loro ruolo come quello di un burocrate che firma e passa carte. In tutte le scuole esiste una voce corale, anonima. Tutti, dalle famiglie ai professori passando per gli alunni, sappiamo quali sono gli insegnanti più bravi. E allora, visto che giustamente abbiamo voluto tanto l’autonomia, utilizziamola: diamo ai presidi questa centralità nella valutazione. Alla luce del sole e con trasparenza”