Paolo Ligresti si costituisce. Era latitante in Svizzera, ora ai domiciliari

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Giugno 2015 18:06 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2015 18:06
Paolo Ligresti si costituisce. Era latitante in Svizzera, ora ai domiciliari

Paolo Ligresti si costituisce. Era latitante in Svizzera, ora ai domiciliari (foto Ansa)

MILANO – Paolo Ligresti si è costituito e andrà agli arresti domiciliari. Il rampollo della famiglia Ligresti (uno dei figli di Salvatore) era latitante in Svizzera da circa due anni e, scrive il sito dell’Espresso prima di tutti, si è costituito al valico di frontiera di Chiasso.

A carico del rampollo della famiglia Ligresti pendeva dal luglio del 2013 un’ordinanza di custodia in carcere per aggiotaggio e falso in bilancio in uno dei filoni dell’inchiesta su Fonsai. Il gup Andrea Ghinetti, però, nei giorni scorsi ha disposto gli arresti domiciliari e oggi, come anticipato dal sito de l’Espresso, Paolo Ligresti si è costituito ed è andato ai domiciliari.

Paolo Biondani spiega sull’Espresso: “Secondo le indagini condotte dalle procure di Milano e Torino, la famiglia Ligresti e i manager di fiducia avrebbero creato e poi occultato la massa di debiti che ha portato sull’orlo del crac il gruppo assicurativo Fonsai (Sai, Fondiaria e Milano Assicurazioni, controllate attraverso la holding Premafin), poi rilevato dai bolognesi di Unipol”.

Biondani spiega anche perché probabilmente Paolo Ligresti ha deciso di tornare in Italia: “Ora in Italia Paolo Ligresti potrebbe approfittare di una favorevole svolta legislativa. Nel processo principale, che si celebra a Torino, il patron Salvatore con la figlia Jonella e i loro manager più fidati sono imputati, in particolare, di aver falsificato i bilanci di Fonsai, in particolare la cosiddetta “riserva sinistri” destinata a garantire i risarcimenti agli assicurati: questo ha permesso alla famiglia di beneficiare dell’indebita distribuzione di utili per 251 milioni di euro fino al 2010.

Su richiesta della difesa di Paolo Ligresti, la posizione di quest’ultimo e di altri due ex manager è stata trasmessa a Milano. In entrambi i processi però l’accusa di falso in bilancio rischia di essere cancellata da un vuoto normativo creato dalla recente riforma varata dal governo Renzi, allo scopo dichiarato di rendere di nuovo punibile questo reato, che era stato praticamente abolito nel 2002 dalla maggioranza di centro-destra guidata da Berlusconi.

In realtà la nuova legge, come ha confermato la prima sentenza della Cassazione sul crac del sondaggista Luigi Crespi, non considera più punibili le false valutazioni: beni o crediti materialmente esistenti, ma indicati a bilancio per valori gonfiati”.