Paolo Scaroni, l’ultrà del Brescia picchiato dalla polizia e ora invalido: “Aspetto giustizia”

di Gianluca Pace
Pubblicato il 7 ottobre 2013 10:01 | Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2013 10:01
Paolo Scaroni intervistato dal Fatto Quotidiano

Paolo Scaroni intervistato dal Fatto Quotidiano

BRESCIA – Paolo Scaroni, giovane tifoso del Brescia il 24 settembre del 2005 è stato ridotto in fin di vita alla stazione di Verona da alcuni agenti di polizia, proprio, coincidenza o destino, la sera prima dell’omicidio di Federico Aldrovandi a Ferrara.

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Per la sentenza di primo grado a pestare l’ultras dopo la partita tra Hellas e Brescia furono sicuramente dei poliziotti, ma non c’è la prova che siano stati proprio Massimo Coppola, Michele Granieri, Luca Iodice, Bartolomeo Nemolato, Ivano Pangione, Antonio Tota e Giuseppe Valente, e non invece altri appartenenti alla Celere (l’ottavo imputato, un autista, è stato scagionato per non aver commesso il fatto). Quel giorno, in stazione, erano 300, tutti in divisa, tutti col casco, irriconoscibili. Per questo gli imputati sono stati tutti assolti. ”Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, me lo dice sempre: io posso essere quella voce che altri non hanno più”.

Paolo Scaroni, 36 anni, era un allevatore di tori. Ora, invalido al 100%, deve restare immobile nella sua casa di Castenedolo dove abita con la moglie.  La diagnosi dei medici non lasciava molte speranze: ”Trauma cranio cerebrale. Frattura affondamento temporale destra. Voluminoso ematoma extradurale temporo parietale destro”. Una persona spacciata: ”Il medico legale si spaventò perché nonostante fossi in fin di vita non avevo un livido nel corpo. Avevano picchiato solo in testa”.