Papa Francesco commemora I conflitto mondiale: “Guerra una follia, figlia di Caino” FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 settembre 2014 10:56 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2014 11:05

RONCHI DEI LEGIONARI (GORIZIA) – Papa Francesco è arrivato la mattina di sabato 13 settembre in Friuli Venezia Giulia per celebrare la messa nel centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale. L’aereo con a bordo il Pontefice, partito da Roma, è atterrato all’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Il Papa è stato accolto dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti e dal presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. Bergoglio è salito su una Golf targata Vaticano diretto al cimitero austro-ungarico e al sacrario di Redipuglia.

Papa Francesco è entrato al cimitero austro-ungarico di Fogliano di Redipuglia e, da solo, si è raccolto in un momento di preghiera. Nel cimitero riposano 14.550 salme di soldati caduti in quest’area nel corso della Prima Guerra Mondiale.

All’uscita del cimitero austro-ungarico di Fogliano, Papa Prancesco si è fermato a parlare per qualche minuto con un gruppo di bambini, acclamato dai fedeli. Si è poi diretto al Sacrario di Redipuglia per celebrare la messa nel centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale. Nel Sacrario, che custodisce le salme di 100.187 caduti della Grande Guerra, il Papa è stato accolto da mons. Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia. Concelebrano con il Pontefice i cardinali Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, e Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria, con numerosi vescovi provenienti da Slovenia, Austria, Ungheria e Croazia.

Clicca qui per la diretta della messa (Repubblica Tv) 

L’omelia di Papa Francesco è stata amara:

“Dopo aver contemplato la bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e gli anziani sognano… trovandomi qui, in questo luogo, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia”.

Papa Francesco ha ribadito quanto detto il mese scorso, al ritorno da Seul:

“Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni…”.

Al centro, la frase di Caino:

“Ad essere onesti, la prima pagina dei giornali dovrebbe avere come titolo: “A me che importa?”. Caino direbbe: “Sono forse io il custode di mio fratello?”

Francesco ha proseguito:

“Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!”

“La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere… sono motivi che spingono avanti la decisione bellica, e questi motivi sono spesso giustificati da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è l’impulso distorto. L’ideologia è una giustificazione, e quando non c’è un’ideologia, c’è la risposta di Caino: “A me che importa?”, “Sono forse io il custode di mio fratello?”. La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà…”.

Anche

“sopra l’ingresso di questo cimitero aleggia il motto beffardo della guerra: “A me che importa?” , riflette il pontefice: “Tutte queste persone, i cui resti riposano qui, avevano i loro progetti, i loro sogni…, ma le loro vite sono state spezzate. L’umanità ha detto: “A me che importa?””.

Un atteggiamento indifferente che è

“esattamente l’opposto di quello che ci chiede Gesù nel Vangelo», prosegue Francesco: «Lui è nel più piccolo dei fratelli: Lui, il Re, il Giudice del mondo, è l’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ammalato, il carcerato… Chi si prende cura del fratello, entra nella gioia del Signore; chi invece non lo fa, chi con le sue omissioni dice: “A me che importa?”, rimane fuori”.

Poi una pausa di silenzio per ricordare le vittime:

“Qui ci sono tante vittime. Oggi noi le ricordiamo. C’è il pianto, c’è il dolore. E da qui ricordiamo tutte le vittime di tutte le guerre. Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo? E’ possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: “A me che importa?”.

“È proprio dei saggi riconoscere gli errori, provarne dolore, pentirsi, chiedere perdono e piangere. Con quel “A me che importa?” che hanno nel cuore gli affaristi della guerra, forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere. Quel “A me che importa?” impedisce di piangere. Caino non ha pianto. L’ombra di Caino ci ricopre oggi qui, in questo cimitero. Si vede qui. Si vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche nei nostri giorni”.

Francesco conclude:

“Con cuore di figlio, di fratello, di padre, chiedo a tutti voi e per tutti noi la conversione del cuore: passare da quel “A me che importa?”, al pianto. Per tutti i caduti della “inutile strage”, per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo. L’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto”.

Papa Francesco prega al cimitero austro-ungarico di Fogliano di Redipuglia (foto Ansa)