Stalle crollate, mungitori fuggiti, mucche ‘a secco’: in tilt filiera del Parmigiano Reggiano

Pubblicato il 9 luglio 2012 11:41 | Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2012 12:03
parmigiano

(Foto LaPresse)

ROMA – Il problema dei caseifici e degli allevatori in Emilia Romagna dopo il terremoto va ben oltre il cosiddetto “parmigiano terremotato“: forse le forme cadute e invendibili sono il minore dei mali perché è tutta la filiera che sta andando letteralmente in tilt. Le forme sono cadute e sono andati in fumo centinaia di migliaia di euro, ma il punto e che a cadere sono state anche le stalle, i caseifici e questo ha avuto diverse conseguenze: le mucche, ora ammassate e traumatizzate, non producono più tanto latte; chi le dovrebbe mungere (quasi tutti di origine sikh) è letteralmente fuggito via. Gli allevatori quindi si trovano con forme di parmigiano invendibili se non a prezzi stracciati, mucche morte durante il sisma, altre che continuano a morire, animali che non producono latte, stalle e caseifici da ricostruire, ma con quali soldi? Non pochi quindi dicono: “Si rischia il crac, presto chiudiamo se lo Stato non ci dà una mano”.

Insomma, in Emilia Romagna è l’ingranaggio della produzione del parmigiano reggiano ad essersi inceppato. Il 15% della produzione del 2012 è andato perduto. La Coldiretti stima 150 milioni di danni ma potrebbero essere anche di più. I caseifici da ricostruire sono un’ottantina, il 20% del totale, quasi tutti nel Modenese; le stalle molte di più. Gli allevatori, ironia della sorte, non possono nemmeno portare via le macerie, perché i Comuni non trovano l’accordo con le aziende che dovrebbero smaltirle. Intanto le mucche sono ammassate in ricoveri di fortuna, e producono poco latte: caseifici, fornitori, veterinari lavorano meno.

Andrea Barbieri da Mortizzuolo, frazione di Mirandola, racconta alla Stampa di aver spostato le pecore nel giardino di casa e le mucche sotto due tensostrutture. “Le stalle erano automatizzate: pulitura otto volte al giorno, ventilatori, spruzzi d’acqua per rinfrescare gli animali. Da quando le ho messe là sotto la produzione di latte si è dimezzata”.

Ha salvato 300 mucche, 150 bufale e 200 tra capre e pecore e dice: “Se continua così vendo le bestie, prima che diventino così secche da non valere più niente”.