Pasquale Di Filippo, pentito, chiede alla Rai 1 milione: fiction ha rivelato alla figlia che era un omicida

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 ottobre 2018 6:20 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2018 8:55
Pasquale Di Filippo, pentito, chiede alla Rai 1 milione: fiction ha rivelato alla figlia che era un omicida

Pasquale Di Filippo, pentito, chiede alla Rai 1 milione: fiction ha rivelato alla figlia che era un omicida (Foto Ansa)

PALERMO – In una fiction è stato indicato come omicida, e la figlia lo ha scoperto da lì. E così adesso Pasquale Di Filippo, pentito di mafia, ha chiesto un milione di euro alla Rai come risarcimento. Lo scrive Repubblica, che ha intervistato l’uomo che apparteneva alla cosca di Brancaccio e che nel ’95 fece arrestare il cognato di Riina, Leoluca Bagarella, e poi il killer di don Pino Puglisi, Salvatore Grigoli, e che ha scontato 10 anni per i quattro omicidi che ha confessato.

La figlia, che ha 14 anni, “è nata – dice Di Filippo – quando ormai ero un altro uomo, con una nuova identità. Fino a qualche tempo fa, sapeva soltanto che avevo aiutato il mafioso Bagarella a nascondersi. Solo questo le avevo detto, fra qualche anno le avrei raccontato tutto. Una sera abbiamo visto una puntata della serie di Rai2 Il cacciatore, che racconta del magistrato palermitano Alfonso Sabella e di quella importante stagione di reazione dello Stato dopo le stragi del 1992. A un certo punto, l’immagine si ferma sull’attore che interpreta il mio personaggio. Spunta una scritta: “Pasquale Di Filippo, oltre 20 omicidi”. E vengo dipinto come un torturatore, addirittura coinvolto nel sequestro del piccolo Di Matteo, il figlio del pentito. Tutte falsità, ma intanto il mondo ci crolla addosso”.

La figlia del pentito conosceva il precedente nome del padre e urla: “‘Papà cosa hai fatto?’ – ricorda il pentito – E poi si rinchiude nella sua stanza. Da sei mesi vive lì dentro, esce soltanto per andare a scuola, frequenta il liceo classico”. “Ora – aggiunge – pende sulla mia testa la condanna a morte di Cosa nostra, per questo sono costretto a cambiare spesso città. Non sopporto di essere diffamato, mi sono rivolto al mio avvocato, Carlo Fabbri. Alla Rai e alla società produttrice chiedo un risarcimento di un milione di euro. La storia non si può falsare”.