Patrizia D’Addario chiede 300 mila euro di danni per processo escort

Pubblicato il 18 Aprile 2013 16:43 | Ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2013 18:25
Patrizia D'Addario chiede 300 mila euro di danni per processo escort

Patrizia D’Addario (Foto Lapresse)

BARI – Patrizia D’Addario ha chiesto 300mila euro di danni al processo sul presunto giro di prostituzione a Bari, mentre la Procura ha chiesto la condanna a 1 anno e 4 mesi di reclusione (pena sospesa) e 600 euro di multa per l’avvocato Salvatore Castellaneta, e il rinvio a giudizio per le altre sette persone imputate nel procedimento sulle escort portate dall‘imprenditore barese Gianpaolo Tarantini nelle residenze estive di Silvio Berlusconi da settembre 2008 a maggio 2009.

Gli otto imputati al processo sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, reclutamento, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.    

Secondo l’accusa l’avvocato Castellaneta era il referente per l’organizzazione delle feste private di Berlusconi a Milano. E’ l’unico ad aver scelto il rito abbreviato.

A rischiare il processo sono i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini, la tedesca Sabina Began, la cosiddetta ‘ape regina’ delle feste del premier, le attrici Letizia Filippi e Francesca Lana, e gli amici e soci in affari di Tarantini, Pierluigi Faraone e Massimiliano Verdoscia.

Nella requisitoria l’accusa ha ripercorso alcuni dei 21 episodi contestati, descrivendo, sulla base delle dichiarazioni e delle intercettazioni, come le ragazze venivano reclutate per partecipare alle feste e poi retribuite per le prestazioni sessuali.

L’accusa ha parlato di un’associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione con lo scopo di concludere affari, come dimostrato dai contatti con i vertici di Finmeccanica. E’ lo stesso Tarantini ad aver dichiarato agli inquirenti baresi: ”Il ricorso alle prostitute e alla cocaina si inseriva in un mio progetto teso a realizzare una rete di connivenze nel settore della pubblica amministrazione perché ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società”.