Cronaca Italia

Patteggiamento, bugia di Schettino: “Ho scelto di farmi processare”. Invece…

Patteggiamento, bugia di Schettino: "Ho scelto di farmi processare". Invece...

Francesco Schettino (Foto Lapresse)

ISOLA DEL GIGLIO (GROSSETO) – La bugia di Francesco Schettino sul patteggiamento: “Sono l’unico che ha scelto di farsi processare per arrivare alla verità”, ha detto l’ex comandante, unico imputato al processo per il naufragio della Costa Concordia nel gennaio del 2012. Ma “non è vero”, ribatte Marco Imarisio dalle colonne del Corriere della Sera. E ricorda che Schettino ha chiesto un patteggiamento con una pena talmente bassa che gli è stato rifiutato. E di fatto l’ha costretto a farsi processare.

Schettino non sarebbe dovuto tornare all’Isola del Giglio, sostiene Imarisio, e come lui altri cronisti inviati sul posto per raccontare il sopralluogo dell’ex comandante campano. 

Ad aumentare lo sdegno dei gigliesi, che quel naufragio lo hanno vissuto sulla propria pelle, accogliendo i naufraghi zuppi d’acqua mentre Schettino approdava asciutto a bordo di una delle non molte scialuppe di salvataggio, un atteggiamento “da pubblico ministero” dell’ex comandante, come scrive Imarisio.

Perché Schettino al Giglio ha detto a cronisti e residenti di voler indagare per “accertare le concause” che provocarono la morte di 32 persone sulla Concordia.

Scrive Imarisio:

“Sul molo del Giglio abbiamo assistito a uno spettacolo sacrilego. E fa rabbia pensare che i media ne facevano parte. Schettino contava su di noi, sulla cassa di risonanza offerta a bugie che senza contraddittorio possono sembrare verità scolpite, comunque un balsamo per la sua immagine. “Io sono l’unico che ha scelto di farsi processare per arrivare alla verità…”. No, è una solenne balla, una delle tante. Tu hai chiesto un patteggiamento con pena così bassa che ti è stato rifiutato. C’è differenza”.

Se Schettino ha, come tutti, diritto a difendersi con ogni mezzo, dovrebbe farlo solo nel processo, non sul luogo della tragedia, dove il ricordo è ancora fresco.

Scrive l’inviato del Corriere della Sera:

“Non è giusto neppure fare del comandante della Costa Concordia l’archetipo del nostro peggio, anche se di elementi in tal senso ne ha forniti molti, non ultime le fotografie scattate dal suo avvocato e i selfie in posa sul ponte della Concordia, che speriamo vadano ascritti a una insensibilità patologica e non a ragioni commerciali.

“Nel gennaio 2012, non un secolo fa, su quel molo, nell’esatto punto dove abbiamo assistito alla sua spudorata esibizione, i sommozzatori allineavano i cadaveri delle vittime. Nessuno lo processerà mai per questo, ma ieri Francesco Schettino ha contribuito ad abbassare di qualche altro centimetro l’asticella della decenza”.

 

 

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