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Pd come Matteo Salvini: ruspa per sgomberare il campo rom

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Ottobre 2015 12:20 | Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2015 12:20
Pd come Matteo Salvini: ruspa per sgomberare il campo rom

Pd come Matteo Salvini: ruspa per sgomberare il campo rom (Foto d’archivio)

BRESCIA – Il sindaco di Rezzato ha sgomberato il campo rom con la ruspa. A usare il metodo invocato da Matteo Salvini, leader della Lega Nord, è però stavolta Davide Giacomini, sindaco Pd della città. Giacomini ha ordinato lo scavo di un fossato dopo anni di ordinanze e battaglie legali, sottolineando che non si tratta di discriminazione: “Ho agito per la tutela della legalità”.

Pietro Gorlani sul Corriere della Sera scrive che il sindaco di Rezzato ha scelto il pugno di ferro contro i rom che abitano nel campo nomadi in località Camafame, ordinando lo sgombero di metà dell’accampamento con la ruspa:

“Dopo il trasloco delle roulotte il mezzo meccanico ha scavato un fossato lungo il perimetro del terreno. E la terra di riporto è stata disposta a cumuli, sui 2800 metri quadrati di superficie. In modo tale che i quaranta nomadi non possano rioccupare l’area.

Va subito detto che Giacomini ha dalla sua parte la legge. Le famiglie rom oltre vent’anni fa avevano acquistato quel terreno agricolo, trasformandolo in un accampamento. Ma nessun piano regolatore ha mai previsto la residenzialità su quel campo. Era stato sanato un primo abuso edilizio per la realizzazione di una casetta di legno. I nomadi erano però accusati di un altro illecito edilizio (oltre alla permanenza illegale delle roulotte): aver coperto quel terreno agricolo con della ghiaia, per migliorarne le condizioni di vita del campo. E dopo un sequel di ordinanze di sgombero – decise dai sindaci precedenti – la battaglia si era spostata nelle sedi dei tribunali amministrativi, Tar e Consiglio di Stato. Proprio i giudici romani, circa un anno fa, avevano sancito che quel terreno – a causa l’abuso edilizio non sanato – doveva per legge diventare di proprietà comunale. Il 25 settembre quindi, con tanto di ufficiale giudiziario e agenti della polizia locale, il primo cittadino ha deciso lo sgombero dell’area.

«Il Comune ha mantenuto una linea ferma nel segno della legalità – commenta il primo cittadino al Corriere -. Dopo anni di controversie giudiziarie, appena si è concretizzata la possibilità, giuridicamente fondata, di entrare in possesso del terreno, il Comune ha operato in tal senso. Per evitare successive occupazioni abusive è stato delimitato con un’escavazione il terreno in oggetto. Non è in atto alcuna discriminazione, a fronte di una situazione di illegalità il Comune ha il dovere di intervenire a tutela di tutti i suoi cittadini che rispettano le regole del vivere comune»”.

I momenti di tensione durante lo sgombero non sono mancati, spiega Gorlani, con i capiclan che hanno deciso di spostare le roulotte sugli altri 3mila metri quadrati vicino all’area sgomberata:

“Qui vivono undici famiglie, con 19 minori (12 femmine e 7 maschi): i più piccoli frequentano le scuole a Rezzato e sono comunque seguiti dai servizi sociali. E Giacomini assicura che il Comune continuerà a garantire tutto il supporto scolastico ai piccoli: «Perché ci sia integrazione è doveroso pretendere il rispetto delle leggi, del lavoro altrui e dell’ambiente. Senza questi prerequisiti non sarà mai possibile un’integrazione. Certamente la scuola gioca e giocherà per le giovani generazioni un ruolo fondamentale che deve essere ulteriormente valorizzato e sostenuto». Non va dimenticato un precedente: quando nel 2006 il sindaco leghista di Chiari decise di sgomberare il campo sinti (nella sua totalità) successe un putiferio”.