La porno segretaria (foto) agita il Pd toscano. C’è un nome, ma è ancora diffamazione?

Pubblicato il 30 Giugno 2011 19:46 | Ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2020 9:55

Il commento arrivato sulla pagina Facebook di Blitz Quotidiano (clicca per ingrandire)

SAN MINIATO (PISA) – Nella “rossa” Toscana il (fu) “rosso” Pd è incappato in una storia a luci rosse. La vicenda della segretaria del partito di San Miniato (Pisa) protagonista del film porno “E’ venuto a saperlo mia madre”, prodotto dalla toscana “CentoXCento” (Guarda le foto) ha scombussolato i democratici a livello regionale. La partecipazione a un filmino hard amatoriale non può e non deve rovinare una carriera politica (soprattutto se pensiamo a Cicciolina e Moana Pozzi, candidate al Parlamento proprio perché pornostar). Ma certo è un’occasione senza precedenti per diffamare giovani ragazze che non hanno ancora le spalle larghe e le entrature giuste.

Torniamo alla sfortunata attrice. Prima le voci sulla sospensione della ragazza, poi smentita dal partito, e in seguito quelle delle dimissioni delle ragazza, che paiono confermate (ma non in seguito allo “scandalo”: doveva solo preparare al meglio la tesi). Poi, subito dopo, il toto-nome: chi è questa attrice amatoriale in mascherina, poi smascherata grazie alle foto su Facebook? Sul gioco del “chi è” si innestano gli scherzi da prete, in questo caso da compagno. Basta far passare un nome sbagliato, e il danno è fatto.

Il primo giornale ad avanzare un’ipotesi concreta (e sbagliata) è stato il Secolo XIX: sulle pagine del sito ligure, nel blog a nome di Diana Letizia, era stato pubblicato un nome (di una ragazza che non c’entra nulla con questa storia e che è stata ingiustamente tirata in ballo). La ragazza aveva semplicemente pagato il fatto di essere carina di far parte della segreteria Pd di San Miniato (come scritto da giornali locali e dalle agenzie di stampa appena questa storia è venuta a galla).

La storia ha imbarazzato e non poco i vertici del partito in Toscana, perché la ragazza tirata in ballo dal Secolo XIX fa parte dello staff del capogruppo democratico in Consiglio Regionale, Vittorio Bugli. Dagli uffici del partito in Toscana e da quelli del Consiglio regionale sono arrivate alla redazione di Blitz Quotidiano (che aveva ripreso gli articoli del Secolo XIX) telefonate infuocate che chiedevano l’immediata rimozione (peraltro doverosa) del nome della ragazza ingiustamente coinvolta nella vicenda.