Penati, parla l’accusatore Di Caterina: “Se fai impresa devi pagare. Altrimenti non lavori”

Pubblicato il 23 Luglio 2011 15:17 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2011 15:28

ROMA – “Il mio rapporto con Penati? Si è incrinato quando ho iniziato a criticare il sistema. Che era diventato una palude insopportabile. Se fai impresa, a Sesto, a Milano, a Parma, a Napoli, dappertutto, devi entrare nella palude. Altrimenti non lavori. I politici te lo dicono chiaramente. Vuoi un’autorizzazione? Devi pagare. Oppure te lo fanno capire in modo più nobile: perché non sponsorizzi il partito, dai…? Come se fosse una squadra di calcio….”. A dirlo, in un’intervista a Repubblica, è Piero Di Caterina, accusatore (assieme al costruttore Giuseppe Pasini) al centro dell’inchiesta per corruzione che ha travolto Sesto San Giovanni e messo nei guai Filippo Penati.

Secondo la Procura di Milano, Di Caterina, oltre che “uomo di fiducia di Penati” e presunto ricettore delle tangenti destinate al politico, sarebbe stato anche un “grande finanziatore del Pd”.

Lei ha dichiarato ai pm di avere pagato per anni «Penati e il partito di Penati» in cambio di appalti. In certi periodi anche «100 milioni di lire al mese».

“Ho denunciato un sistema trasversale: quello delle mazzette. O paghi o sei fuori dal mercato. Non posso entrare nei dettagli dell’indagine: a questo penseranno i magistrati. Dico solo che il sistema è uguale a sinistra e a destra. Io ho lavorato un po’ con tutti, in diversi Comuni nell’area metropolitana milanese. Non ce l’ho solo con Penati, ma con tutti i Penati d’Italia”.

Anche lui le ha pagate, ma, dice “a un certo punto mi sono stufato. E’ indecente che per avere un’autorizzazione alla quale avresti diritto devi pagare un politico. Se lavori con il pubblico, poi, ti spremono come un limone. Ti mettono nelle condizioni di non potere più lavorare. E’ come se dicessero a lei di fare il giornalista senza usare il telefono e senza uscire dal suo ufficio”.

“Io non sono uno che paga tangenti tanto facilmente. Se sei un pubblico ufficiale e mi chiedi una mazzetta ti do un calcio nel sedere. Se sei un politico è più facile cascarci. Loro lo chiamano lobbismo, per me sono tangenti e stop”.

“Le prime denunce risalgono al 2006. Da allora il mio rapporto con Penati è cambiato, dice Di Caterina a Repubblica. Quando ho visto che le tutele politiche che mi avevano promesso non arrivavano mi sono ribellato”.

“Cosa temo di più da questa inchiesta? Eventuali e ulteriori ritorsioni della politica sulla mia azienda. Dopodiché, chi ha sbagliato paga. Il politico che chiede soldi e l’imprenditore che glieli dà”.