Pendolaria 2018, le 10 peggiori tratte dei treni per Legambiente: “vince” la Roma-Lido, poi Circumvesuviana

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 dicembre 2018 14:57 | Ultimo aggiornamento: 11 dicembre 2018 14:57
Pendolaria 2018, le 10 linee ferroviarie peggiori per Legambiente

Pendolaria 2018, le 10 peggiori tratte dei treni per Legambiente: “vince” la Roma-Lido, poi Circumvesuviana (Foto Ansa)

ROMA – Anche per il 2018 Legambiente stila la classifica delle 10 linee ferroviarie da incubo. Al primo posto nel dossier Pendolaria 2018 per disservizi c’è anche quest’anno la Roma-Lido, dove nessun cambiamento è avvenuto né tantomeno miglioramenti sono previsti. Poi la Circumvesuviana di Napoli e al terzo posto, come nel 2017, la Reggio Calabria-Taranto. Le altre linee che rientrano nella top 10 delle peggiori sono la Verona-Rovigo, la Brescia-Casalmaggiore-Parma, l’Agrigento-Palermo, la Settimo Torinese-Pont Canavese, la Campobasso-Roma, la Genova-Savona-Ventimiglia, e la Bari-Corato-Barletta.

La classifica parla poi di una menzione speciale ai disagi dei pendolari della Lombardia, che rischiano di aumentare con i futuri tagli annunciati di 50 corse sostituite da autobus nei tragitti poco frequentati. Ma soprattutto ad allarmare è il peggioramento su alcune linee tra le più frequentate dai pendolari, come la Milano-Bergamo via Treviglio. Ecco l’elenco delle dieci peggiori linee stilate da Legambiente per il 2018 e le descrizioni relative ai disservizi e alle previsioni di interventi di miglioramento:

1) “Roma-Lido: la linea è ancora la peggiore d’Italia perché nessun cambiamento è avvenuto e nessun cambiamento è alle porte. La linea vede ancora gli stessi problemi e una situazione del servizio davvero vergognosa per i ritardi e per la situazione di degrado in cui versano le stazioni. Gli investimenti nel materiale rotabile non si sono ancora visti, così come gli impegni di rilancio della linea con lo stanziamento di risorse aggiuntive di cui non si ha notizia. Sono solo 17 i convogli sulla linea (mentre erano 23 lo scorso anno e 24 nel 2015) e, nonostante la rottamazione di quelli più vecchi abbia permesso di abbassare l’età media, questa comunque arriva a 17,5 anni. La conseguenza la si continua a vedere nel numero degli utenti sceso a poco più di 55mila mentre erano 100mila solo pochi anni fa e continuano a calare per via del degrado. Le corse effettuate nell’anno 2017 sono state del 5,5% inferiori rispetto a quelle programmate. Le biglietterie sono presenti solo in meno di un quarto delle stazioni, i continui guasti e problemi tecnici, si ripercuotono sugli utenti tra corse che saltano senza che venga fornita un’adeguata informazione, e poi ritardi periodici, sovraffollamento dei treni e la condizione drammatica di molte stazioni che tra incuria e sporcizia sembrano essere abbandonate.

2) Circumvesuviana: sono continuati i disagi per i pendolari delle linee ex Circumvesuviana, linee che collegano un’area metropolitana di circa due milioni di abitanti e si estendono per circa 142 km (distribuiti su 6 linee e 96 stazioni). Corse soppresse, caos nelle stazioni per i sovraffollamenti e guasti ai treni hanno purtroppo creato gravi disagi ai pendolari anche nel corso dell’ultimo anno. La speranza è che la tendenza si inverta presto grazie al bando di gara aggiudicato per 220 milioni di euro per nuovi treni sulle linee ex Circumvesuviane. La speranza è che anche la qualità e quantità del servizio possa crescere visto che si è passati da 520 corse giornaliere nel 2010 a 367 corse nel 2016, con un calo dell’offerta di treni del 30%, solo in minima parte recuperate.

3) Reggio Calabria-Taranto: la ferrovia Jonica è una linea di 472 km, che collega tre Regioni e tanti centri portuali e turistici e che ha visto negli ultimi anni un peggioramento drastico del servizio, con riduzione dei treni in circolazione e sostituzione con bus in alcune tratte. L’unica buona notizia è che sono stati avviati i lavori per l’elettrificazione tra Sibari e Catanzaro Lido. Ma il problema è che i treni in circolazione sono pochi e lenti che al momento da Reggio Calabria a Taranto sono solamente 2 i collegamenti Intercity diretti giornalieri, e il treno più veloce impiega 6 ore e 35 minuti.

4) Verona-Rovigo: anche su questa linea la situazione è desolante. Poche corse, mezzi obsoleti, ritardi ed abbandono delle piccole stazioni a caratterizzare questa tratta ferroviaria di 96,6 km che collega due capoluoghi di provincia ed uno snodo importante come quello di Legnago. I treni circolanti sono degli anni Settanta e hanno dei tempi di percorrenza medi di 55 km/h. Per fare un confronto con il passato, 15 anni fa il treno più veloce ci mettevo 1 ora e 25 minuti, oggi impiega 16 minuti in più.

5) Brescia-Casalmaggiore-Parma: 92 km, percorsi a 46 km/h di media su cui i pendolari riscontrano quotidiani disagi e condizioni non degne di un collegamento tra centri urbani importanti e tra due delle regioni ricche e a maggiore domanda di pendolarismo in Italia. La linea vede meno di 30 treni giornalieri (neppure un treno l’ora durante l’arco della giornata), è palesemente sotto utilizzata e versa da diversi anni in una condizione di abbandono. Il materiale rotabile ha un’età media superiore ai 30 anni e rispetto al 2009 il treno più veloce impiega 20 minuti in più.

6) Agrigento-Palermo: il tempo di percorrenza è di 1 ora e 55 minuti (per il treno più veloce), la velocità media di 67 km/h, e sono 12 le coppie di treni che quotidianamente percorrono la linea lunga 137 km ed elettrificata dagli anni 90. Malgrado la domanda di spostamento tra le due città sia molto rilevante, solo una percentuale bassa si sposta in treno e la ragione sta nel fatto che i treni sono pochi rispetto alla capacità della linea e risultano molto spesso in ritardo, specialmente nelle giornate di pioggia quando in molte stazioni si allagano i binari e si verificano frane.

7) Settimo Torinese-Pont Canavese: è una linea di 40 km, gestita da GTT e parte della linea 1 del Sistema Ferroviario Metropolitano di Torino. I pendolari lamentano disagi provocati da treni cancellati senza preavviso con frequenze inadeguate. L’età dei convogli sfiora i 30 anni; la loro composizione in molti casi risulta del tutto inadeguata. I ritardi, ormai cronici, nelle ore di punta, non scendono quasi mai sotto i venti minuti e con molti treni che si fermano a Rivarolo, costringendo chi continua per Pont Canavese a dover prendere un autobus con ulteriore perdita di tempo. Addirittura in questo caso si nota un peggioramento rispetto allo scorso anno perché i convogli al momento devono viaggiare tra Settimo Torinese e Rivarolo Canavese alla velocità massima di 50 km/h a causa della mancanza dei nuovi sistemi di sicurezza.

8) Campobasso-Roma: è una delle poche linee su cui si assiste ad un leggero miglioramento almeno nel numero di treni in circolazione, visto che si è tornati finalmente ad avere 10 coppie di treni al giorno, come avveniva nel 2010. La linea è complessivamente di 244 chilometri, ma i problemi riguardano in particolare i 75 chilometri sulla tratta tra Campobasso e Roccaravindola che sono ancora a binario unico non elettrificato. E’ infatti qui che si registrano i maggiori problemi di lentezza e inadeguatezza del servizio, che provocano ritardi lamentati dai pendolari. Basti dire che ci vogliono 53 minuti nella tratta tra Campobasso ed Isernia con una velocità media di nemmeno 55 km/h su una linea sostanzialmente vuota.

9) Genova-Savona-Ventimiglia: per chi frequenta i 147 km di questa linea ferroviaria continuano le criticità e proteste. Il materiale rotabile non risulta assolutamente in grado di soddisfare le richieste dei pendolari e dei turisti. Anche sulla puntualità dei treni piovono lamentele, ma i pendolari lamentano soprattutto convogli vecchi, con sedili rattoppati, bagni sporchi e maleodoranti specialmente in estate. Ed al contrario nei periodi più freddi i pendolari vedono il passaggio di “treni-frigorifero” con carrozze al ghiaccio perché il riscaldamento spesso risulta guasto.

10) Bari-Corato-Barletta: la linea ferroviaria di 70 km è diventata purtroppo famosa il 12 luglio 2016 quando uno scontro frontale tra due treni, avvenuto nel tratto a binario unico tra Andria e Corato, ha causato la morte di 23 persone e oltre 50 feriti. A seguito dell’incidente la linea è stata chiusa tra Andria e Corato e sono partiti i lavori per il raddoppio di una tratta di 10 km. Le ultime notizie raccontano che la riapertura della tratta ferroviaria Corato-Ruvo è stata posticipata più volte e continuano ad operare gli autobus sostitutivi (servizio che dipende direttamente dalla Regione) con i relativi disagi per studenti e lavoratori, specialmente nelle ore di punta in cui il servizio sostitutivo è carente”.