Pensioni giornalisti: a Bologna si parla di Fnsi, Inpgi e le loro mancanze

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 luglio 2015 17:41 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2015 17:41
Pensioni giornalisti: a Bologna si parla di Fnsi, Inpgi e le loro mancanze

Pensioni giornalisti: a Bologna si parla di Fnsi, Inpgi e le loro mancanze

BOLOGNA – Un’assemblea dai toni vivaci, con posizioni diverse. Questa può essere la sintesi dell’incontro degli iscritti dell’Ungp che nei giorni scorsi si è svolto a Bologna, chiamati dal Comitato direttivo dell’Ungp dell’Emilia Romagna a discutere sulle “Ipotesi di interventi per la sostenibilità della gestione previdenziale dell’Inpgi“, ovvero la riforma che l’Inpgi ha presentato alla Fnsi e alla Fieg per risanare il disavanzo di 118 milioni di euro nel bilancio 2014 del nostro ente previdenziale, disavanzo provocato principalmente dal crollo dell’occupazione nella nostra categoria, prepensionamenti, cassa integrazione, ecc…

Alla base del dibattito non solo le ipotesi avanzate dall’Inpgi ma anche il documento approvato dal Consiglio nazionale dell’Ungp il 24 giugno scorso e la delibera della Giunta esecutiva della Fnsi che si è riunita assieme alla Consulta delle associazioni regionali di stampa. I tre documenti sono consultabili sia nel nostro sito (www.ungp.it) e su quello della Fnsi (www.fnsi.it).

Due i punti centrali della discussione che si è svolta a Bologna: il ruolo del nostro sindacato e la situazione attuale del nostro istituto previdenziale. Accenti critici non sono mancati nei confronti dell’Ungp. Ad esempio la remissività nei confronti della mancata perequazione delle nostre pensioni negli anni scorsi che ha sottratto 20 milioni di reddito complessivo all’anno ai giornalisti in pensione.

Tale problematica era già stata segnalata da una presa di posizione del gruppo Ungp dell’Emilia Romagna nei mesi scorsi e che può essere considerata un contributo concreto dei giornalisti in pensione al risanamento dei conti dell’Inpgi, così come riportato nel documento del Consiglio nazionale del 24 giugno scorso. Documento, votato a grande maggioranza, che sottolinea anche la solidarietà nei confronti dei colleghi giornalisti “attivi”, molto colpiti dalla “manovra” dell’Inpgi. A seguire c’è la richiesta di un un accordo con gli altri sindacati dei pensionati per arrivare anche nel nostro paese a una tassazione delle pensioni più equa come avviene ad esempio in Germania e in altri paesi europei. Per approfondire e rilanciare il ruolo dell’Ungp a tutti i livelli si chiede, da settembre in poi, un incontro a Bologna con il presidente nazionale Guido Bossa.

Capitolo Inpgi. Anche qui pareri diversi.Se da una parte si giudica “inaccettabile” nella forma e nella sostanza la manovra, dall’altra la manovra viene giudicata necessaria ma con riserve come, ad esempio, la fretta con la quale è stata elaborata, fretta che potrebbe nascondere una situazione ancora più grave di come viene presentata oggi dato che le difficoltà economiche di bilancio dell’Inpgi erano note da qualche anno a questa parte.

Forti timori sono stati espressi anche per un eventuale intervento del governo sull’Inpgi, intervento che potrebbe essere molto più pesante e penalizzante, nei confronti dell’intera categoria, di quella messa in atto dallo stesso Inpgi per risanare i conti.

Sulla parte che riguarda direttamente i pensionati, si conferma la franchigia del prelievo di solidarietà per le pensioni più basse e la temporaneità del contributo di solidarietà. Contributo, è stato ribadito, che dovrà fare i conti con la legislazione vigente e le sentenze in materia.

In pari tempo la stessa struttura dell’Inpgi è stata oggetto di discussione. “Come è possibile- è la domanda- che si chiedono sacrifici solo ai giornalisti e non vengono toccati i vertici dell’Istituto che percepiscono stipendi più che sostanziosi?”
Un struttura, quella dell’Inpgi, giudicata nel suo complesso pletorica e che dovrebbe essere “sfrondata” a cominciare dal Consiglio nazionale. Sulle vicende che riguardano il presidente Camporese è stato ribadito che, se rinviato a giudizio, dovrebbe dimettersi.

Questo il comunicato diffuso nei giorni scorsi dall’Ungp Emilia-Romagna: Nonostante si fosse impegnato a risolvere rapidamente i quesiti di legittimità sollevati da più parti e persino dagli stessi propugnatori, l’Inpgi non ne ha chiariti tuttora nessuno, alimentando le ragioni dell’intoccabilità delle nostre pensioni allo stato dei fatti. Secondo le quali, l’Inpgi non ha alcun titolo, né competenza ad intervenire sugli assegni in essere sia in base alla legge istitutiva (decreto 509/94), sia in base al proprio Statuto, sia in base al quadro giuridico generale rafforzato da sentenze della Corte costituzionale e della Cassazione. Senza nuove disposizioni legislative erga omnes, si incorrerebbe in una pioggia di ricorsi dai danni incalcolabili.

Peraltro, si ignora o si finge di ignorare che i giornalisti pensionati contribuiscono da anni alla solidarietà intergenerazionale (intorno ai 20 milioni annui) con l’abolizione quasi per tutti della perequazione e con vistosi tagli alle pensioni over 91mila. E che il peso degli ammortizzatori sociali, cresciuto del 200% in pochi anni a nostro carico e non della fiscalità generale come sarebbe giusto, è sottratto al monte pensionistico. Né va trascurato che, per analoghe ragioni di illegittimità, il governo continua a bloccare le proposte di giro di vite sollecitato dai vertici Inps.

La riforma previdenziale va fatta, però i giornalisti pensionati hanno fatto la loro parte continuano a farla.

Piuttosto va rimarcata la dura tirata d’orecchie della Fnsi all’Inpgi al quale si chiede “un segnale politico importante di contenimento della spesa”, sia sui costi di gestione sia sui “compensi degli amministratori e dei sindaci”. Una condotta di spending review già auspicata dal documento del Cn/Ungp del 24 giugno scorso, e sollecitata con precise indicazioni da componenti del direttivo del Gruppo romano. Solo i costi degli organi collegiali raggiungono le bella spesa di 1milione e 400mila euro, una somma più o meno pari a quella che si otterrebbe togliendola alle pensioni. Un cda ben remunerato più i costi vari di 69 consiglieri generali costituiscono un gravame oggi insopportabile e non più difendibile con la causa del controllo democratico. Da molte parti si invoca l’opportunità di un totale azzeramento e del volontariato di gestione come avviene nel sindacato.

Sorprende,infine, che nel documento Fnsi dll’8 luglio non si sia spesa una parola sugli sviluppi giudiziari del caso Sopaf a danno dell’Inpgi e sulla posizione giudiziaria del presidente Camporese che il pm di Milano, a conclusione delle indagini, accusa di truffa e di corruzione. L’Istituto si è dato di recente un rigoroso codice etico. Camporese lo interpreti nel modo opportuno e corretto.