Pensioni giornalisti. Perché Camporese dovrebbe dimettersi? Repubblica dà le ragioni

a cura di Sergio Carli
Pubblicato il 11 luglio 2015 13:01 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2015 15:30

 

Pensioni giornalisti. Perché Camporese dovrebbe dimettersi? Repubblica dà le ragioni

Andrea Camporese. In una cronaca di Repubblica sul caso Spaf le ragioni per cui si dovrebbe dimettere

MILANO – Per molto meno i giornalisti hanno invocato dimissioni e manette ma nel caso della vicenda che riguarda Andrea Camporese, presidente del loro istituto di previdenza pensionistica, ben riferita nella cronaca di Repubblica qui riportata, c’è stata solo solidarietà, giusta e doverosa perché siamo ancora nella fase della notifica di fine indagini che riguardano con altri anche Andrea Camporese da parte del pm. Qualche perplessità invece suscita il comportamento dello stesso Camporese la cui correttezza di comportamento sarebbe forse più agevolmente agevolata se si fcesse da parte. I reati di cui è accusato sono di truffa ai danni dell’ Inpgi, di cui è presidente, e di corruzione finalizzata al compimento di atti che hanno recato quanto meno una minore entrata per 7,5 milioni di euro nelle casse dell’Istituto, lo stesso Inpgi di cui è presidente.

Non è una bella situazione. Non si trattasse di un giornalista, per di più di sinistra, qualcuno forse parlerebbe di scandalo. Senza arrivare a questo, c’è un dato oggettivo. Se la Sopaf (vedi sotto l’articolo di Repubblica) avesse preso una normale commisione da intermediazione invece che realizzare essa stessa una plusvalenza in proprio, l’Inpgi avrebbe guadagnato (nel caso di un 3% di fee) 6,5 milioni, a prescindere da tutti i guadagni che l’Ingi può avere realizzato, secondo le parole (non sembra le cifre) di Camporese.

La cifra non è banale perché il piano illegale che Camporese ha elaborato per fare la sua parte di piccolo Peron ai danni dei pensionati giornalisti prevede un risparmio di 10 miloni medi all’anno dal taglieggiamento delle pensioni di chi in pensione c’è già, su cui gravano già il demoltiplicatore attuato dall’Inpgi sulle pensioni, crescente via via che esse crescono e l’illegale e illegittimo contributo di solidarietà voluto dal duo Berlusconi Tremonti e ribadito da Enrico Letta (quello di cui Remzi dice: non è cattivo, non è proprio capace).

Se Camporese non avesse accettato una operazione che porterebbe al licenziamento in tronco di qualsiasi dirignte d’azienda privata, quasi quasi sarebbe annullato il primo anno della iniqua manovra da lui architettata, magari con l’aiuto di una parte del suo emolumnto di oltre 300 mila euro annui.

Siamo oltre il dato giudiziario, si tratta di cattiva gestione, quanto meno. Le parole di autodifesa di Camporese, riportate in fondo all’articolo di Repubblica, sono da prendere per buone dalla prima all’ultima, ma insieme con le sue dimissioni.

Le dimissioni libererebbero il sindacato unitario dei giornalisti, la Fnsi, da un obbligo di solidarietà e di “copertura” a questo punto imbarazzante. Soprattutto scioglierebbero il nodo del comportamento che l’Inpgi terrà se le conclusioni del pm porteranno a un rinvio a giudizio e a un processo. C’è un giudice che accusa il massimo vertice dell’Inpgi di corruzione e truffa ai danni dell’Istituto che presiede e quello stesso Istituto non fa quello che fa qualsiasi cittadino cui un giudice dice ti hanno truffato, cioè prendere coscienza del potenziale danno subito e costituirsi parte civile contro i responsabili del danno.

Sarebbe la prima volta che la categoria dei giornalisti, che non ebbe paura di scendere in piazza per difendere il diritto dei giudici a intercettare liberamente chiunque (e che ora tace di fronte al tentativo di impedire ai giornalisti di riferirne), non crede a un magistrato, riferimento di verità per la maggior parte dei giornalisti stessi, specie di sinistra.

Non lo dice un collega per quanto qualificato, lo dice un pubblico ministero, che le cose non sono girate nel verso giusto all’Inpgi. Ma anche non volendo assumere la parola di un pm come metro di verità né come riferimento di etica, restano due argomenti dirimenti:

1. il modo in cui Camporese ha condotto l’operazione, con i soldi dei pensionati di oggi e di domani;

2. l’obbligo dell’Inpgi di costituirsi in giudizio a tutela degli interessi dei suoi soci: pensionati di oggi e di domani.

Già il silenzio osservato fino ad oggi dalla categoria e dall’Inpgi è allarmante; la sua prosecuzione diventa colpevole.

La cronaca di Repubblica, che Franco Abruzzo ha rilanciato col suo blog,  è precisa e tagliente. Il fatto che Repubblica riporti la vicenda con tanti dettagli è significativo: Repubblica è un po’ l’organo semi ufficiale della sinistra in Italia e la famiglia Magnoni era in ottimi rapporti con i principali azionisti del giornale, i De Benedetti. C’è quasi un rintocco lugubre di campana:

Chiusa l’inchiesta sul dissesto della Sopaf con la notifica di 14 avvisi di garanzia ad altrettante persone, tra le quali i fratelli Aldo e Ruggero Magnoni. Figura tra i coinvolti anche Andrea Camporese, presidente dell’ Inpgi (l’Istituto di previdenza dei giornalisti), accusato di truffa e, novità dell’ avviso di chiusura inchiesta, anche di corruzione nell’ambito di un episodio che avrebbe danneggiato l’ istituto di previdenza per 7 milioni di euro, attraverso l’ acquisto di quote del Fip, Fondo immobili pubblici.

Ammontano ad “Almeno 200 mila euro” i soldi che Camporese avrebbe ricevuto da Andrea Toschi, amministratore delegato della società Adenium del gruppo Sopaf, per “il compimento di atti contrari ai doveri di ufficio, in particolare per gli investimenti che Camporese aveva veicolato quale presidente di Inpgi su Adenium Sgr, nonché sui canali di conoscenze e contatti che aveva offerto a Toschi per la propria attività”.

È quanto ha scritto il pm di Milano, Gaetano Ruta, nell’ avviso. I soldi rappresenterebbero un guadagno illecito ottenuto da alcuni degli altri indagati, con l’ Inpgi che avrebbe pagato più del valore di mercato le quote del Fip. Nel dettaglio, si spiega nel documento, “Toschi accordava nel 2011 e nel 2012 a Camporese, quale componente del comitato di investimenti di un fondo di fondi di private equity denominato Adenium fund, la somma di 25 mila euro l’ anno”. Inoltre, “in data 4 marzo 2013” veniva aperto presso la banca Bsi di Lugano un conto “intestato a Toschi e da questo detenuto per conto di Camporese”, nel quale è stata “versata l’ 8 marzo 2013 la somma di 142.500 Euro, utilizzata con prelevamenti per contanti nel corso del tempo”.

Il reato di truffa ai danni dell’ Inpgi, oltre che a Camporese e Toschi, è contestato anche ad Alberto Ciaperoni, direttore finanziario del gruppo Sopaf e amministratore di Adenium e a Gianfranco Paparella, collaboratore del gruppo. Avrebbe concorso nel reato anche Giorgio Magnoni, vice presidente di Sopaf, già sotto processo al tribunale di Milano per questi fatti in virtù del rito immediato scelto dalla procura nei suoi confronti. Secondo la procura, l’ Inpgi – per volontà del suo presidente Andrea Camporese – nel 2009 ha comprato 224 quote del Fip del valore unitario di 140.077 Euro, per un importo complessivo di 30 milioni di euro. Con questa operazione Sopaf ha realizzato una plusvalenza di 7,6 milioni di euro tra la vendita all’ Inpgi delle quote Fip e l’ acquisto delle stesse da Iimmowest Promotus Holding Gmbh.

Per la procura di Milano l’ operazione è stata viziata da “artifici e raggiri” e quindi i 7,6 milioni rappresenterebbero un guadagno illecito per Sopaf e una truffa ai danni dell’ Inpgi. Il reato di truffa ai danni dell’ Inpgi, secondo l’avviso di chiusura indagini, sarebbe consistito nel “rappresentare falsamente all’ organo amministrativo di Inpgi – chiamato a ratificare la delibera di acquisto del presidente Andrea Camporese – che Sopaf fosse titolare delle quote Fip, laddove la società agiva di fatto come intermediario tra venditore e acquirente, non avendo né la titolarità delle quote né le risorse finanziarie per acquistarle, e che il margine di guadagno della società su tale operazione fosse quindi pari alla differenza tra il prezzo di acquisto dalla società austriaca Immowest Ppromotus Holding Gmbh e quello di rivendita a Inpgi”.

Per la procura, Sopaf non avrebbe mai potuto comprare e pagare le quote Fip da Iimmowest se non avesse trovato subito Inpgi cui rivenderle e l’ istituto di previdenza le ha pagate di più di quanto valevano sul mercato, facendo guadagnare Sopaf in maniera indebita – attraverso la corruzione di Camporese – “con le aggravanti del danno patrimoniale di rilevante gravità, dell’ abuso di prestazione d’ opera, di avere commesso il fatto ai danni di un ente esercente un servizio pubblico”.

“Ho appreso con profonda amarezza la notizia della chiusura delle indagini nei miei confronti e degli addebiti che mi vengono mossi. Confido di poter chiarire al più presto di aver agito in totale trasparenza nei confronti dell’ istituto da me presieduto ottenendo, anche nella vicenda delle quote Fip enormi profitti in favore di Inpgi”.

Così il presidente Camporese, dopo la chiusura dell’ inchiesta. “Sono, a dire il vero, sgomento per la contestazione provvisoria del reato di corruzione di cui ho appreso per la prima volta dalla lettura dell’ avviso di conclusione delle indagini – afferma Camporese in una nota dell’ istituto – in esso si fa riferimento a un compenso da me ricevuto e regolarmente dichiarato, per l’ attività lavorativa svolta quale componente di un comitato. Ancor più sbalorditivo, poi – prosegue – è il riferimento a un conto svizzero intestato ad altra persona, del quale sono venuto a conoscenza solo in occasione della mia audizione innanzi al pubblico ministero. Conto bancario che non ha nulla a che fare con me, così come i danari che sarebbero stati versati su tale conto che, secondo quanto mi fu comunicato dal pm, sarebbero provenuti dalla fantomatica vendita di un mio appartamento. Tale vendita, infatti, non è mai avvenuta, nè mai alcuno ha ritenuto di offrirmi ipotetici vantaggi a fronte di inesistenti contatti imprenditoriale o conoscenze che gli avrei procurato”