Perché Maurizio Lupi minacciò crisi? Incalza gli aveva sistemato il figlio Luca

Pubblicato il 18 Marzo 2015 9:11 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2015 9:11
Maurizio Lupi, Ercole incalza gli sistemò il figlio e lui minacciò la crisi di Governo...

Perché Maurizio Lupi minacciò crisi? Incalza gli aveva sistemato il figlio Luca

ROMA – Monta lo scandalo e cade il muro di bugie attorno a Maurizio Lupi, il ministro dei Lavori pubblici che chiedeva lavoro per il figlio a Ercole Incalza, il dirigente del suo ministero arrestato dalla magistratura di Firenze, e agli amici di Incalza.

Il Pd fa il pesce in barile e Matteo Renzi il prete, limitandosi a fare scrivere che

“Renzi vuole le dimissioni di Lupi ma punta a evitare scontri”.

Così lasciano a Sel e al M5s il privilegio di cavalcare l’indignazione della gente che paga le tasse per farsi derubare dai partiti, dai politici e dai burocrati, Maurizio Lupi insiste a non volersi dimettere ma perde un punto di difesa, ancorché molto discutibile, che lui non chiese furono Incalza e Stefano Perotti a offrire.

La cronaca di Guido Ruotolo sulla Stampa di Torino, certamente basata sulle carte dell’inchiesta giudiziaria, è piuttosto precisa e ribalta la versione del ministro Lupi:

“È stato lui, il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi a chiedere a Ercole Incalza, il dirigente «in grado di condizionare – per dirla con il gip di Firenze – il settore degli appalti pubblici», di incontrare il figlio Luca, promettente ingegnere appena laureato. E sempre il ministro si è occupato della sponsorizzazione di Stefano Perotti alla direzione dei lavori per il nuovo terminal del porto di Olbia. Sono diverse le telefonate agli atti dell’inchiesta della procura di Firenze nelle quali il ministro Lupi – che comunque non è indagato – parla con gli indagati intercettati.

Scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare contro Ercole Incalza, Stefano Perotti, Francesco Cavallo e Sandro Pacella: «Lo strettissimo legame tra Ercole Incalza e il ministro Maurizio Lupi ha sicuramente contribuito all’affermazione del potere di Incalza nei rapporti con i dirigenti delle imprese e anche con altri soggetti istituzionali». Anche Perotti «ha sicuramente rapporti amicali con Maurizio Lupi». Almeno due week end il ministro Lupi (e signora) li passa nella splendida villa fiorentina del re delle direzioni lavori delle grandi opere. E dunque, leggendo le carte dell’accusa, il figlio del ministro Lupi, Luca, viene adottato da Incalza e Perotti. Anzi, sarà proprio Perotti a far avere il primo incarico di lavoro al giovane laureato in ingegneria. In una società del cognato, Giorgio Mor. Siamo al febbraio del 2014 e il figlio del ministro si ritrova in un cantiere Eni per «2000 euro più iva» al mese. Un anno dopo, il 4 febbraio scorso, Luca Lupi è pronto per un’esperienza di lavoro a New York, sempre sotto l’ala protettiva di Perotti.

Deve essere un bravo ingegnere, Luca Lupi. Sicuramente non è impacciato quando deve chiedere un favore, una raccomandazione per sistemare gli amici. Non era ancora laureato nel novembre 2013, quando sulla mail di Franco Cavallo, indagato e ora ai domiciliari, arriva un curriculum vitae: «Ciao Franco, sono Paolo, l’amico di Luca Lupi, in allegato il mio cv. Domani ti scrivo, grazie mille ciao». Cavallo gira il cv a un’impresa importante: «Claudio, ti inoltro il cv di un amico del figlio di Mauri (sta per Maurizio Lupi, ndr) interessato a lavorare in Russia/Ucraina. È un bravo ragazzo».

Cristiana Mangani, sul Messaggero di Roma, sospira:

“Cosa non si fa per i figli?”

e rivela che Maurizio Lupi, che ha passato la giornata di martedì a spiegare che non aveva esercitato alcuna pressione per ottenere un buon posto di lavoro per uno dei suoi ragazzi, è sbugiardato

“dagli atti dell’inchiesta fiorentina. È il ministro ad aver chiamato al telefono (intercettato) Ercole Incalza «per chiedergli di incontrare il figlio», e non il contrario. Tanto che quello, a sua volta, ha avvertito Stefano Perotti che «andava sistemato», finché la catena di favori non ha funzionato. I particolari emergono dalle intercettazioni dello stesso imprenditore quando, parlando con il cognato Giorgio Mor, spiega di essere riuscito a convincere i dirigenti Eni. «Ho bisogno di impiegare per questa attività un ragazzo – si legge – metterei un direttore, un giovane che ho bisogno di fare entrare, lo farei prendere a te e lo piazzi tu, poi ti do tutti gli estremi. Ovviamente è rimborsato da noi attraverso il compenso che prendi tu. È un ragazzo che vale molto, ha fatto una bellissima tesi, ha fatto anche già un lavoro a San Francisco».

Chiarisce il gip nell’ordinanza: «Il “ragazzo” a cui Perotti fa riferimento è Luca Lupi il quale, come emerge dal suo curriculum, vanta un’esperienza lavorativa come tirocinante presso lo Skidmore Owinngs and Merril LLP San Francisco». Succede, però, che qualcuno scriva dell’incarico sul giornale, e a quel punto, il 21 febbraio del 2014, Philippe Perotti, figlio di Stefano, invia al padre un messaggio, richiedendo di valutare l’opportunità di allontanare Luca dal cantiere e di adottare le dovute cautele nelle comunicazioni telefoniche e per posta elettronica. «Bisogna pensare a tirarlo fuori da lì – suggerisce – Niente mail né telefonate. Ti seguo io e io comunico con gli altri. Domani ci organizziamo. Lo considererei solo un avvertimento, rallentiamo. Un bacio, ti chiamo dopo». Ma non finisce qui. L’aiuto di Perotti a Lupi jr non si limita a quell’incarico: chiede, infatti, a un amico che lavora negli Usa, di dare assistenza a un loro ingegnere che verrà impiegato a New York, e che già sta nello studio Mor, nel cantiere Eni, e nel complesso City life a Milano.