Permessi ai mafiosi, Rita Dalla Chiesa: “Avranno brindato come quando uccisero mio padre”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Ottobre 2019 14:27 | Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre 2019 14:27
Permessi ai mafiosi, Rita Dalla Chiesa: "Avranno brindato come quando uccisero mio padre"

Permessi ai mafiosi, Rita Dalla Chiesa: “Avranno brindato come quando uccisero mio padre”

ROMA – “Avranno brindato come la notte in cui uccisero mio padre, Emanuela e Domenico Russo. La famosa giustizia ingiusta”: così Rita Dalla Chiesa ha commentato la sentenza della Corte Costituzionale che ha aperto la strada ai permessi anche per i mafiosi condannati all’ergastolo. La conduttrice tv, figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso proprio da Cosa Nostra a Palermo negli anni ’80, ha affidato il suo pensiero al suo profilo Twitter, tramite il quale già da giorni si sta indignando e battendo per la scorta al Capitano Ultimo, alias Sergio De Caprio, l’ufficiale dei Carabinieri che catturò Totò Riina e a cui è stata recentemente tolta la protezione da parte dello Stato.

Dopo la Corte europea dei diritti dell’Uomo infatti anche la Corte costituzionale dà una spallata all’ergastolo “ostativo”. Quello che impedisce la concessione di benefici a mafiosi – ma anche ai terroristi e ai responsabili di altri gravi reati – se non fanno i nomi dei loro sodali, introdotto all’indomani della strage di Capaci. Proprio per indurre boss e gregari a collaborare con lo Stato.

Corleonesi, casalesi, brigatisti. L’elenco

Tra i mafiosi nella lista ci sono anche corleonesi e palermitani: Leoluca Bagarella e il nipote Giovanni Riina (figlio di Totò),  gli stragisti Filippo e Giuseppe Graviano, Michele Zagaria. E poi Michele Schiavone del clan camorristico dei Casalesi, Nadia Desdemona Lioce, delle Nuove Brigate Rosse. 

Una pronuncia di grande impatto, perché non riguarda solo i 1.250 condannati all’ergastolo ostativo, ma anche chi sta scontando pene minori per mafia, terrorismo, violenza sessuale aggravata, corruzione e in generale i reati contro la pubblica amministrazione. Tutti reati che sino ad oggi impedivano la concessione di qualunque beneficio penitenziario nel presupposto della pericolosità sociale del condannato.

Incostituzionale negare i permessi premio

A questo meccanismo preclusivo la Corte Costituzionale ha sottratto i soli permessi premio, il primo gradino dei benefici penitenziari. E lo ha fatto stabilendo la incostituzionalità dell’articolo 4 bis, comma 1, dell’Ordinamento penitenziario “nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia, anche se sono stati acquisiti elementi tali da escludere sia l’attualità della partecipazione all’associazione criminale sia, più in generale, il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata – come spiega il comunicato della Corte .