Pesce “taroccato” in tavola: solo 1 volta su 3 il prodotto è davvero italiano

Pubblicato il 29 Luglio 2011 12:56 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2011 12:56

ROMA – Recarsi dal venditore di fiducia non potrà salvare il consumatore dal finire nella rete del pesce “taroccato”: solo 1 volta su 3 il prodotto che acquistiamo come italiano proviene effettivamente dalle acque nostrane. L’Istituto di ricerche economiche per la pesca e l’acquacoltura ha dichiarato che nel 2010 in Italia sono state commercializzate oltre 900 tonnellate di pesce, di cui solo 231 mila provenienti dai mari italiani, un dato che sottolinea quanto l’importazione dall’estero influenzi un mercato che quest’anno ha implicato un ricavo di 1.167 milioni di euro.

“Due terzi del pesce servito sulle tavole italiane è finto, taroccato”, ha denunciato la Coldiretti, mentre gli organismi internazionali Nef e Ocean2012 hanno denunciato che “il 30 aprile l’Italia ha mangiato l’ultimo pesce del Mediterraneo. Dal primo maggio tutto quello che arriva sulle tavole italiane non è un prodotto nostrano”. Un segnale di allarme per i consumatori, che convinti di acquistare gamberi di Mazara del Vallo si ritrovano nel piatto gamberi provenienti dal Mozambico, o ancora di coloro che gustano del pangasio del Mekong convinti che sia filetto di cernia di Gallipoli. Neanche il polpo di Mola di Bari è originale, ma giunge sulle nostre tavole dal Vietnam.

Il pesce “taroccato” non costituisce solo un danno all’economia nostrana, ma anche un pericolo per la salute poiché spesso non è tracciato nè tracciabile, di cattiva qualità e soprattutto venduto con altro nome, come denunciano le associazioni di categoria, denunce che puntualmente vengono confermate dalle forze dell’ordine che in tutta Italia operano sequestri e aprono inchieste. Si scopre così che in mercati italiani come quello di Mazara del Vallo, il più grande d’Italia, o ancora quello di Gallipoli i pescatori spacciano per nostrano pesce che invece proviene dal Mozambico o dal fiume Mekong, che si trova tra la Thailandia ed il Laos.

Ma il taroccamento del pesce non si limita certo a polpi e gamberi: i Nas hanno segnalato quanto spesso tranci di squalo smeriglio siano spacciati per pesce spada, filetti di brosme per filetti di baccalà e ancora il pagro per dentice rosa. La situazione che le associazioni di categoria descrivono non comporta solo una crisi di identità o di provenienza del pescato, ma anche una crisi del consumatore, che non ha certezza di veder finire nel proprio piatto il pesce desiderato, rischiando così danni al portafogli, ma soprattutto alla salute.