Cronaca Italia

Philip Laroma Jezzi, al ricercatore che ha incastrato i baroni dicevano: “Sei bravo, ma non sei in lista. Ritirati”

Philip Laroma Jezzi, al ricercatore che ha incastrato i baroni dicevano: "Sei bravo, ma non sei in lista. Ritirati"

Philip Laroma Jezzi, al ricercatore che ha incastrato i baroni dicevano: “Sei bravo, ma non sei in lista. Ritirati”

FIRENZE – “Sei bravo, ma non sei in lista: ritirati”. Così Philip Laroma Jezzi, ricercatore tributarista si è sentito rispondere quando ha presentato domanda per diventare professore associato. A spiegargli come funzionano le cose nel mondo dei baroni universitari è il professor Pasquale Russo, già ordinario di Diritto Tributario alla facoltà di Legge di Firenze e oggi indagato nell’inchiesta dei concorsi truccati. “Non è che non sei idoneo… Non rientri nel patto”, gli ha spiegato, ignaro di essere registrato.

Come una goccia d’olio l’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dai pm Luca Turco e Paolo Barlucchi, è partita proprio da quella conversazione. Dalla singola denuncia di Philip Laroma Jezzi , escluso dal concorso per l’abilitazione, nonostante avesse titoli superiori ai candidati proposti da un cartello fiorentino costituito da due celebri studi legali, Russo e Cordeiro Guerra. La lista in questione era concordata tra i dominus, ora indagati nella stessa inchiesta, per spartirsi i posti da assegnare a loro associati e che veniva segnalata ai commissari.

A Laroma, pur con maggiori titoli, venne comunicato di mollare. I colloqui-chiave di Laroma con il professor Pasquale Russo e con Guglielmo Fransoni, anche lui indagato, sono tra le prove portate dalla Procura.  Gli dissero di farsi da parte “per mantenerti integra la possibilità di farlo in un secondo momento, e quindi poter ripresentarla alla tornata successiva”. Ma a queste parole il ricercatore tributarista Philip Laroma Jezzi non si rassegnò, registrò la conversazione col telefonino e denunciò tutto alla Guardia di Finanza

Alle rimostranze del ricercatore, che fu sistematicamente bocciato e che poi con un ricorso al Tar riuscì a ottenere soddisfazione e oggi è professore aggregato all’università di Firenze, il professor Russo spiegava: “Non siamo sul piano del merito, Philip, ognuno ha portato i suoi”. E sui “criteri” di scelta il docente replica che si tratta di “vile commercio dei posti”. “Non siamo sul piano del merito – ribadisce – Smetti di fare l’inglese e fai l’italiano“, facendo riferimento alla doppia nazionalità del ricercatore. E ancora: “Tu non puoi non accettare”, e “che fai? fai ricorso? … però ti giochi la carriera così…”. “Anche io mi son piegato… a certi baratti per poter mandare avanti i miei allievi…”, “ero ingenuo all’inizio” ma “la logica universitaria è questa… è un mondo di merda… è un mondo di merda… quindi purtroppo è un do ut des”. “Non è che si dice – è bravo o non è bravo – no, si fa” così “…questo è mio, questo è tuo, questo è tuo”.

Il gip Angelo Antonio Pezzuti ha riconosciuto fondate le accuse della procura di Firenze secondo cui accordi corruttivi influenzavano le valutazioni dei candidati da parte dei membri delle commissioni giudicatrici nominate dal Ministero dell’Università (Miur). Accordi, sempre secondo l’accusa, frutto di precedenti patti raggiunti da emeriti tributaristi che così piazzavano propri allievi o “protetti”. Il prezzo della corruzione era nello stesso scambio: oggi a me, domani a te. Oggi passa un mio allievo, ma domani tocca a uno tuo. Chi non aveva appoggi, veniva scartato in partenza. Superato lo scoglio dell’abilitazione, si trattava poi di aspettare l’assegnazione di una cattedra da parte di qualche ateneo.

L’inchiesta ha sciolto fili intrecciati nei rapporti di affermati prof coi membri della commissione. Ora agli arresti domiciliari ci sono Fabrizio Amatucci, docente della Federico II di Napoli, Giuseppe Maria Cipolla (Università di Cassino), Adriano di Pietro (Università di Bologna), Alessandro Giovannini (Università di Siena), Valerio Ficari (Università di Roma 2), Giuseppe Zizzo (Università Carlo Cattaneo di Castellanza, Varese), Guglielmo Fransoni (Università di Foggia). Ma tra gli indagati figurano l’ex ministro Augusto Fantozzi, Roberto Cordeiro Guerra, Pasquale Russo, perfino il professor Victor Uckmar, nel frattempo deceduto. Molti degli indagati hanno manifestato la propria estraneità, in alcuni casi affermando di aver agito in buona fede. Per cinque indagati il gip si riserva di decidere la misura cautelare in attesa dell’interrogatorio.

Tra gli indagati figura anche l’ex ministro Fantozzi: in una cena tra docenti di diritto tributario del giugno 2014 in un ristorante a Roma avrebbe sottolineato la necessità “di trovare persone di buona volontà”, che “ricostituiscano un gruppo di garanzia che riesca a gestire la materia dei futuri concorsi”. L’ex ministro avrebbe definito questo gruppo, seppur scherzosamente, “la nuova cupola”. E nella stessa cena avrebbe detto, sempre intercettato, agli altri: “Se uno fa i concorsi così non ci sarà mai un minimo di … ognuno va lì col coltello alla gola e dice ‘O mi dai quello o…’ … quindi voi capite…'”.

To Top