Piacenza, l’Arma azzera catena di comando. Carabinieri arrestati, lacrime davanti al gip

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Luglio 2020 9:34 | Ultimo aggiornamento: 25 Luglio 2020 14:03
Piacenza, azzerata la catena di comando della caserma

Piacenza, azzerata la catena di comando della caserma. Uno degli arrestati in lacrime: “Non sapevo” (foto ANSA)

Il comando generale dei carabinieri ha disposto il trasferimento dei vertici locali dell’Arma. Uno dei militari in lacrime durante l’interrogatorio.

A due giorni dalla discovery degli atti che hanno svelato quel che accadeva nella stazione carabinieri di Piacenza, con chi doveva difendere la legalità accusato di reati pesantissimi che arrivano fino alla tortura, salta l’intera catena di comando della cittadina emiliana.

L’azzeramento dei vertici locali non arriva inatteso ed anzi era scontato, anche se i tre non sono al momento coinvolti nell’indagine della procura piacentina e della Guardia di Finanza. Fonti dell’Arma sottolineano che la decisione di trasferire gli ufficiali, tra l’altro condivisa e approvata dallo stesso colonnello a capo della stazione di Piacenza, nell’interesse del Corpo, ha un duplice scopo: agevolare il “sereno e regolare svolgimento delle attività di servizio” per coloro che subentreranno nelle prossime ore ai vertici locali e agli otto militari che sono stati mandati a sostituire quelli arrestati, e per recuperare il rapporto di fiducia con i cittadini, compromesso dalle gesta dei carabinieri coinvolti.

Un avvicendamento, insomma, “per garantire a tutti” quella tranquillità necessaria che è invece sparita con gli arresti di mercoledì. Nessuno di loro è stato trasferito, ribadiscono dall’Arma, perché nei loro confronti ci sono responsabilità “accertate, presunte o anche solo ipotizzate”. “Non devono esserci spazi di ambiguità e non chiarezza e bisogna fare piena luce su quello che è accaduto”, ha detto il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

Lo scossone deciso da viale Romania è però per forza di cose legato a doppio filo a quella che sarà la fase due dell’inchiesta della procura piacentina e della Guardia di Finanza: stabilire ruoli ed eventuali responsabilità che la catena di comando ha avuto in questa storia. I finanzieri hanno già cominciato ad analizzare tutti gli ordini di servizio e tutta la documentazione sequestrata nella caserma, tra cui l’encomio solenne che nel 2018 venne dato dal comandante della Legione Emilia-Romagna nel corso della festa dei Carabinieri proprio alla stazione dei militari infedeli.

“Per essersi distinti – diceva la motivazione – per il ragguardevole impegno operativo ed istituzionale e per i risultati conseguiti, soprattutto nell’attività di contrasto al fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti”. Nei prossimi giorni, inoltre, le Fiamme Gialle acquisiranno anche ulteriori atti conservati negli altri uffici dell’Arma in città.

Tutte mosse che nella strategia del procuratore Grazia Pradella e degli investigatori hanno un motivo specifico: avere ogni documento utile in mano prima di procedere con la convocazione degli ufficiali. Sei sono quelli sui quali al momento si concentra l’attenzione per ricostruire la catena di comando, chi sapeva e cosa sapeva: i tre trasferiti ieri, 24 luglio, e i due comandanti provinciali che li hanno preceduti. A loro si aggiungerà anche un altro comandante alla guida del nucleo investigativo fino al 2013.

Quest’ultimo, con il suo esposto ai vigili urbani ha fatto partire l’inchiesta, dopo aver ricevuto una serie di messaggi da uno spacciatore diventato informatore di uno dei carabinieri, ma sul suo comportamento – sottolineano fonti inquirenti – ci sono delle ambiguità che vanno chiarite.

Carabinieri di Piacenza, al via gli interrogatori

Dal Gip intanto sono comparsi i primi arrestati, oltre ad alcuni spacciatori. “Ho eseguito degli ordini e non ho mai saputo del disegno” si sarebbe difeso uno dei carabinieri. Durante l’interrogatorio, l’appuntato è scoppiato più volte a piangere. “Il mio assistito – ha detto il legale – ha risposto alle domande del magistrato. Il suo è stato il pianto di una persona innocente, del tutto estranea al mondo di violenza e di soldi illeciti. Viveva in un alloggio di servizio non avendo i soldi per un affitto”. La difesa dell’appuntato ha chiesto al gip la scarcerazione e il giudice si è riservato sulla decisione. (fonte ANSA)