Piacenza, carabiniere Luca Belvedere pestato: 11 indagati

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 febbraio 2018 15:04 | Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2018 15:04
Ci sono 11 indagati per il pestaggio del carabiniere Luca Belvedere

Il pestaggio del carabiniere

PIACENZA – Ci sono i primi indagati per il pestaggio del carabiniere Luca Belvedere avvenuto durante la manifestazione di sabato 10 febbraio a Piacenza contro l’apertura di una sede di CasaPound nel centro città.

Cinque giovani tra i 27 e i 30 anni sono indagati per reati che vanno dalla violenza privata alle lesioni fino alla resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali gravi, mentre altri i due organizzatori del corteo antifascista, scrive Carlo Gregori sulla Gazzetta di Modena, dovranno rispondere dei reati di istigazione a delinquere e della violazione del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

 

La protesta piacentina degenerata in tafferugli era del collettivo ‘Contro Tendenza’ contro l’apertura di una sede di CasaPound, ma si inseriva anche tra le reazioni ai fatti di Macerata e al corteo hanno partecipato non pochi giovani provenienti da altre città della regione e non solo.

I primi due ad essere indagati sarebbero però piacentini e sono gli organizzatori: rispondono di istigazione a delinquere e di violazione delle norme del testo unico di pubblica sicurezza sull’osservanza delle prescrizioni. Grazie al lavoro della Digos della questura e del nucleo informativo dei Carabinieri, nel corso della giornata altri volti, ripresi durante i tafferugli, sono diventati nomi.

Nove le persone segnalate alla Procura: per rapina, lesioni aggravate in concorso, resistenza, minacce e violenza a pubblico ufficiale. Fra questi giovani, appunto, ci sono anche gli autori del ‘pestaggio’ del carabiniere, che ieri ha ricevuto nella caserma del battaglione di Bologna la visita del ministro dell’Interno Marco Minniti, del comandante generale dell’Arma Giovanni Nistri e del capo della Polizia Franco Gabrielli.

“Non avremo tregua fino a quando non avremo individuato i responsabili”, aveva detto Minniti, ricordando che per aggressioni come quelle al brigadiere “si va in galera”. Al militare era stato portato via lo scudo ed era stato colpito più volte e selvaggiamente mentre era a terra, in via Sant’Antonino, dove era rimasto isolato rispetto al cordone di sicurezza di cui faceva parte e alla mercé degli assalitori. Altri quattro militari, come lui del 5/o reggimento Emilia-Romagna, erano rimasti feriti, in modo più lieve.