Piacenza, la denuncia di una transessuale: “Anche il maresciallo sapeva. Lui pagava con la cocaina”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Luglio 2020 8:21 | Ultimo aggiornamento: 27 Luglio 2020 8:21
Piacenza, la denuncia di una transessuale

Piacenza, la denuncia di una transessuale: “Anche il maresciallo sapeva. Lui pagava con la cocaina” (foto ANSA)

Una transessuale brasiliana ha denunciato il maresciallo dei carabinieri a capo della stazione di Piacenza finita sotto inchiesta. 

La transessuale, che si fa chiamare Francesca, vive a Piacenza e ha chiesto ai magistrati di essere sentita come persona offesa dopo le minacce ricevute un anno e mezzo fa dal carabiniere, ora ai domiciliari. È nella sua stanza in caserma che, secondo il gip, si sarebbe tenuta “un’org**” alla presenza di due donne, “presumibilmente escort”.

“Collaborare” era la parola che il maresciallo le ripeteva più spesso. Ma non era un invito ad aiutare chi rappresenta la legge; erano minacce. “Se non collaborati ti fotto”. “Se non collabori ti rispedisco in Brasile”. “Se non collabori in un modo o nell’altro ti frego”. “Se non collabori ti faccio cacciare dall’Italia, tanto non hai neanche il passaporto”. Sarebbero queste alcune delle minacce rivolte alla transessuale di Piacenza dal maresciallo, finito agli arresti domiciliari per il suo coinvolgimento nel presunto “sistema criminale” messo in piedi nella caserma, quella dove secondo la procura spadroneggiava l’appuntato.

Accuse che il maresciallo, già oggi, 27 luglio, nell’interrogatorio di garanzia, potrà confutare. Anche se è un altro al momento il problema principale del comandante: nel lungo interrogatorio di sabato in cui ha ammesso tutta una serie di responsabilità, l’appuntato ritenuto il leader del sistema ha anche confermato al gip che non ha mai tenuto all’oscuro il suo comandante degli arresti.

Il maresciallo conosceva dunque le modalità con le quali agiva la ‘squadra’? Sapeva di quegli “atteggiamenti anomali”, come li ha definiti davanti al gip uno dei carabinieri arrestati, del suo appuntato e li ha appoggiati? “L’appuntato ha sempre informato i suoi superiori” ha aggiunto il militare.

Il racconto della transessuale

Intanto ci sono le parole della transessuale, che tramite l’avvocato ha già presentato una richiesta in procura per esser sentita come parte offesa. Vive in città da tempo e ha chiesto di esser chiamata Francesca: ha fatto l’informatrice per la polizia negli anni passati e non è andata bene. Le sue soffiate hanno consentito di arrestare diversi spacciatori ma poi la narcotici è incappata in una storiaccia e diversi poliziotti sono stati arrestati. Così quando gli spacciatori sono usciti dal carcere e la sono andata a cercare, lei era senza protezione.

“Mi hanno massacrata di botte, tante volte mi sono ritrovata in strada con la testa spaccata”. Ed è anche questo il motivo per il quale non ha più voluto saperne, né dei poliziotti né dei carabinieri. Ora è seduta in un bar del centro di una Piacenza deserta nella calura della domenica pomeriggio, il viso segnato da una vita difficile. Un anno e mezzo fa circa, racconta, c’era a Piacenza un transessuale che si chiamava Nikita. “Era la protetta del maresciallo”. Era a lei che si rivolgevano in caserma per avere in pugno le altre transessuali. Lei compresa.

Il maresciallo “diceva che dovevamo dargli lavoro, dovevamo collaborare con lui se volevamo vivere sereni a Piacenza” racconta Francesca. Ma non era solo. La transessuale prende il telefonino e mostra la foto in cui ci sono l’appuntato e un altro carabiniere con i due spacciatori e le mazzette con i soldi. Li indica come “gli altri due”. Poi prosegue la sua storia. “Quando venivano a casa di Nikita facevamo i festini. Il maresciallo pagava le prestazioni sessuali con la cocaina. Un altro carabiniere piccolino è venuto a casa mia con il mio fascicolo in mano e mi ha chiesto se**o gratis”. I festini c’erano anche nella caserma, almeno 4 secondo Francesca. I carabinieri chiamavano Nikita e lei chiamava le altre transessuali. “Lo sai dove dobbiamo andare”.

Una volta nella stazione la scena era sempre la stessa: “C’era droga a go go, eravamo obbligate a fare se**o con il maresciallo e gli altri“. Una notte l’avrebbero anche picchiata. Erano in due. “Una sera – dice – mi hanno beccato in strada, volevano rompermi le scatole. Mi hanno portato ore in giro per i campi a cercare gli spacciatori e poi siamo finiti in caserma”. E che è successo? “Mi hanno chiusa dentro – risponde Francesca – io ad un certo punto ho risposto in maniera aggressiva perché non avevo fatto nulla e mi tenevano là. Allora uno di loro mi ha dato una spinta e mi ha fatto cadere per terra”. Botte che anche altre hanno dovuto subire. “C’è un’altra transessuale, una mia amica che ora è a Roma, si chiama Flavia, anche lei è stata picchiata dai carabinieri. Molte transessuali sono state minacciate se non facevano quel che dicevano loro”. (fonte ANSA)