Strage di Piazza Fontana, Salvini: “E’ possibile riaprire le indagini”

Pubblicato il 26 Novembre 2010 23:47 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2010 23:47

”Credo che con i segnali degli ultimi anni, così come richiesto dai legali di parti civile, le possibilità di riaprire le indagini, sotto il profilo di una miglior conoscenza di quei fatti e quindi di un avanzamento della soglia della verità e dell’arretramento del mistero, siano concrete”. Lo ha detto il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano, Guido Salvini, facendo riferimento alla strage di Piazza Fontana.

Guido Salvini, che alla fine degli anni ottanta riaprì le indagini sulla strage di Piazza Fontana, ha poi aggiunto che ”negli ultimi 2-3 anni stanno emergendo nuovi elementi di verità e piano piano qualcosa di nuovo si aggiunge”. ”I familiari delle vittime – ha proseguito – hanno fatto istanza di riaprire le indagini e ritengo che questa richiesta sia fondata. Ci sono persone che vanno sentite e bisogna farlo subito perchè si tratta di soggetti che ora hanno una avanzata età anagrafica. Credo che tanti strumenti che abbiamo oggi, come ad esempio la digitalizzazione degli atti che si è conclusa da poco a Catanzaro, possono aiutarci. In questi Cd, infatti, è possibile trovare immediatamente dei riscontri ad eventuali dichiarazioni”.

”Voglio fare un brevissimo esempio – ha aggiunto Salvini – per far capire come gli atti digitalizzati possono aiutare ad andare avanti nelle indagini. Nel processo che si è celebrato a Milano mancavano dei riscontri alle dichiarazioni del pentito Carlo Digilio sui suoi incontri con Giovanni Ventura. E questo è stato uno dei motivi dell’assoluzione. Abbiamo scoperto adesso che, nella mole immensa degli atti di Catanzaro, c’è una agenda di Ventura in cui erano segnati gli incontri con Digilio esattamente nei giorni in cui il pentito aveva indicato”.

”Se avessimo avuto quello strumento – ha concluso – subito consultabile avevamo subito il dato di riscontro e oggi tutto questo è possibile. Purtroppo nel processo che è finito non l’avevamo e quell’agenda è rimasta sepolta tra mille reperti e la Corte d’assise non l’ha potuta nemmeno vedere”.

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