Piazza Pulita, Carola Rackete: “La Sea Watch? L’Ue dovrebbe prevenire situazioni del genere. La Libia non ha porti sicuri”

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 20 Settembre 2019 8:40 | Ultimo aggiornamento: 20 Settembre 2019 8:40
Carola Rackete in collegamento con Piazza Pulita

Carola Rackete in collegamento con Piazza Pulita

MILANO – “Chi rompe qualcosa deve sistemarlo. L’Europa ha delle responsabilità nei confronti del continente africano per la sua storia colonialista. Il caso Sea Watch? E’ colpa dell’Unione europea che non sa prevenire situazioni del genere”. Carola Rackete è stata protagonista di una lunga intervista negli studi di Piazza Pulita, il programma di La7 condotto da Corrado Formigli. Un’intervista in cui ha risposto alle domande con una calma del tutto inconsueta nei talk show italiani. Senza mai nominare Matteo Salvini, ha evitato di raccogliere le stesse provocazioni di Formigli, che forse sperava in una presa di posizione dura di chi è stata insultata a lungo da uno dei politici più di rilievo dell’ex governo italiano. 

In collegamento da Berlino, la comandante tedesca ha risposto alle accuse semplicemente ricordando di essere un’ecologista, di avere un master in conservazione della natura, perché l’ecologia è il vero tema che può salvare il futuro del pianeta, e “onestamente non mi interessa molto la politica interna italiana”.  

Rackete ha ricordato che “il secondo giorno dopo il salvataggio una città tedesca era disposta a farsi carico di tutti gli immigrati. Per via di una disputa tra il ministero degli Interni italiano e tedesco non si è raggiunto alcun accordo. E’ stato impossibile dunque a fare questi trasferimenti. Siamo rimasti bloccati per altri 14 giorni, rischiando la vita di queste persone, mentre tantissima altra gente aveva bisogno della nostra nave da salvataggio, perché rischiavano di annegare. Dunque credo sia colpa dell’Unione europea che non riesce a trovare una soluzione per prevenire casi del genere”. 

Alla domanda sul motivo che l’abbia spinta a non consegnare i migranti salvati alla Libia, Rackete ha risposto citando la legislazione internazionale che prevede di portare i migranti in un porto sicuro. “I porti libici, anche per un giudizio della Commissione europea, non sono sicuri, e questo perché violano i diritti umani, costantemente, e su questo ci sono diversi reportage che raccontano di schiavitù, di lavori forzati, di violenze sessuali, di sequestri. Dunque riportare queste persone in Libia avrebbe significato violare la Convenzione di Ginevra sui diritti umani. Lampedusa era il porto sicuro più vicino dove portare le persone salvate”.

In ogni caso Rackete ricorda di essere ancora pronta a tornare sulla Sea Watch se ce ne sarà bisogno: “Continuo a essere sulla lista d’emergenza di contatti della Sea Watch. Se mi chiamassero di nuovo andrei immediatamente. Penso che la sicurezza della vita delle persone venga prima di qualsiasi altra conseguenza personale”. (Fonte: La7)