Piazza San Carlo, cade accusa di omicidio preterintenzionale per la banda dello spray

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 aprile 2018 19:50 | Ultimo aggiornamento: 15 aprile 2018 19:50
Piazza San Carlo, cade accusa di omicidio preterintenzionale per la banda dello spray

Piazza San Carlo, cade accusa di omicidio preterintenzionale per la banda dello spray

TORINO – Cade l’accusa di omicidio preterintenzionale per la banda dello spray urticante che scatenò il panico in piazza San Carlo a Torino.

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Lo ha stabilito il gip che ha convalidato il fermo di 2 componenti della banda arrestati nei giorni scorsi, disponendo la custodia cautelare, per morte come conseguenza di altro delitto anziché omicidio preterintenzionale, come ipotizzato dalla procura che coordina le indagini della polizia.

Hanno causato “le prime condizioni perché si realizzassero le gigantesche e plurime ondate di panico” di piazza San Carlo. E, per questo motivo, le loro colpe sono “gravissime”. Ma le conseguenze della rapina con lo spray urticante, in mezzo alla folla assiepata sotto il maxischermo che proiettava la finale di Champions, non erano calcolate. Questo il ragionamento del gip.

Il capo d’accusa si riferisce al caso di Erika Pioletti, la donna di Domodossola deceduta per le ferite riportate nella calca che si scatenò il 3 giugno 2017. “Il giudice ha accolto le nostre richieste”, commenta soddisfatto l’avvocato Basilio Foti, che insieme con la collega Emanuela Cullari assiste Sohaib Bouimadaghen e Mohammed Machmachi.

“A nostro avviso – spiegano i due legali – c’era una contraddizione. Se le lesioni agli oltre trecento feriti erano state valutate come conseguenze colpose, quindi non volute, anche l’evento morte, in quanto conseguenza di un altro delitto, avrebbe dovuto essere considerato non voluto e non previsto”.

Nessun dubbio da parte del gip, comunque, sulla responsabilità dei giovani. “Gli indagati – si legge nell’ordinanza del giudice – hanno cercato, come per prassi, manifestazioni affollate per lavorare e utilizzato, secondo un sistema rodato ed efficacissimo, lo spray al fine di distrarre le vittime degli strappi e al fine di creare confusione tra la gente intorno”.

Ed è proprio così che è nato quel “movimento disordinato e incontrollato che ha portato alla fine, magari in presenza di eventi intermedi, quale il forte rumore della rottura di una ringhiera, ma sul punto sono necessari approfondimenti, al panico diffuso”.

Dal carcere, i giovani ribadiscono di “sentirsi in colpa per essere stati la causa iniziale del panico”. Dei dieci indagati per le rapine con lo spray al peperoncino, gli inquirenti hanno sino ad ora provato la presenza di quattro di loro. “Lo spray l’ho spruzzato io”, ha confessato Sohaib. Ma le indagini proseguono per stabilire se abbiano agito con altri complici.

Con l’avvicinarsi del primo anniversario della tragedia, intanto, si moltiplicano le iniziative. Oltre alla targa ricordo per Erika Pioletti, la Città potrebbe conferire il sigillo civico a Federico Rampazzo, 25 anni, e Guaye Muhammad, che quella sera fecero da scudo a un bimbo di tre anni salvandogli la vita.

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