Picchia la figlia perché non rispetta il Corano, denunciato per stalking

di Eloisa Moretti Clementi*
Pubblicato il 4 Febbraio 2010 18:32 | Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2010 18:32

Perseguitata e rinchiusa in casa dal padre. È successo a Solima (un nome di fantasia per tutelare la sua privacy), una studentessa liceale di 18 anni, di cittadinanza italiana ma originaria del Marocco, colpevole di non rispettare la regole imposte dalla famiglia e soprattutto dal Corano.

La ragazza, però, si è ribellata e ha deciso di denunciare le violenze. Gli  scontri e i litigi andavano avanti già da un mese, quando il padre l’ha aspettata all’uscita della scuola e l’ha costretta a salire sul suo furgone. Una volta a casa, l’avrebbe schiaffeggiata e picchiata con una cinta, prima di chiuderla in camera.

Solima,però, è riuscita a liberarsi e a raggiungere la caserma dei carabinieri, dove ha sporto denuncia contro il genitore.

Il reato fin qui ipotizzato dagli uomini dell’Arma è lo stalking, definito dai carabinieri come «un insieme di condotte vessatorie, sotto forma di minaccia, molestia, atti lesivi continuati che inducono nella persona che le subisce un disagio psichico e fisico e un ragionevole senso di timore». Da circa un mese, ovvero da quando aveva scoperto che Solima frequentava un ragazzo, il padre aveva preso a tempestarla di telefonate e di sms, imponendole di tornare a uno stile di vita più rispettoso dell’islam. Oltre all’accusa di persecuzione, il “padre padrone” rischia ora anche un’imputazione per lesioni e sequestro di persona.

Nata e cresciuta a Modena, Solima è figlia di genitori marocchini e musulmani, entrambi residenti in Italia ma separati da tempo. Educata al rispetto dei precetti religiosi ma perfettamente integrata nel tessuto sociale italiano, la ragazza era tormentata da tempo dal padre per colpa della sua storia d’amore con un coetaneo non musulmano e per il suo stile di vita considerato troppo occidentale.

«Sei una musulmana e devi obbedire alle leggi del Corano», questa la sua ammonizione ricorrente.

A Modena, terza città italiana per numero di clandestini, è stata espressa da tutti la massima solidarietà nei confronti della giovane. L’onorevole Souad Sbai ha dichiarato che si occuperà di questa vicenda insieme all’associazione «Doppio Diritto», per dare piena tutela a Solima. Ma c’è anche chi accende le polemiche.

«Integrazione? No, siamo oramai alla disintegrazione», ha commentato così l’episodio il Consigliere regionale del Pdl Enrico Aimi, che ha aggiunto: «Come si fa a parlare di integrazione, di multiculturalità quando queste persone sono le prime per principio a non accettare la nostra cultura?».

*Scuola di giornalismo Luiss