Piemonte, appalti truccati per restauri: 5 arresti. Anche l’ex sovrintendente

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 ottobre 2013 12:10 | Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2013 12:22
Tangenti su restauri dimore storiche, 5 arresti

La reggia di Venaria

TORINO – Presunte tangenti sul restauro delle dimore storiche del Piemonte. Per questo, lunedì mattina, cinque persone sono state arrestate, tra i quali l’ex sovrintendente Francesco Pernice e l’ex presidente della giunta regionale, Ezio Enrietti. Sono accusati di turbativa d’asta e corruzione in diverse gare d’appalto.

Nel mirino del sostituto procuratore, Stefano Demontis, ci sarebbero alcuni lavori di restauro alla reggia di Venaria e ai giardini reali.

Con Pernice e Enrietti, sono finiti agli arresti l’imprenditore napoletano Claudio Della Rossa, titolare di una cooperativa, il direttore del patrimonio regionale  Giuliano Ricchiardi e il segretario di Enrietti, Claudio Santese.  

L’inchiesta della Procura della Repubblica di Torino è iniziata nel 2011. Un primo filone ha riguardato alcuni appalti di ristrutturazione di edifici appartenenti al complesso della Venaria Reale o comunque di appalti gestiti dal Consorzio La Venaria, di cui l’ex soprintendente dei Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte Francesco Pernice è stato direttore del settore Conservazione Beni Architettonici e Impianti del Consorzio di Valorizzazione La Venaria Reale.

Non vi sono, tra gli indagati, altri dirigenti o funzionari del Consorzio la Venaria Reale. Da questa indagine si è sviluppato un secondo filone dell’inchiesta – precisa una nota della Procura di Torino – che ha ad oggetto appalti relativi alla ristrutturazione di altri immobili, come i Giardini Reali di Torino e la Certosa di Valcasotto, banditi e gestiti dalla Direzione Patrimonio della Regione Piemonte. In questo caso sono state accertate collusioni tra un funzionario regionale ed esponenti di due ditte private.

In contemporanea all’esecuzione delle misure cautelari sono state eseguite diverse perquisizioni presso le abitazioni degli indagati, uffici pubblici e società coinvolte nell’inchiesta.